Emettere assegno a vuoto:

le conseguenze legali in breve 

Emettere un assegno senza avere la provvista necessaria per pagarlo può comportare conseguenze civili, amministrative e in alcuni casi penali
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L’emissione di un assegno a vuoto, ovverosia di un assegno scoperto in quanto relativo a un conto privo di fondi sufficienti per pagarlo, può comportare una serie di conseguenze legali tutt’altro che irrilevanti.

Conseguenze civili

Innanzitutto, l’emissione di un assegno a vuoto rende più agevole per il creditore procedere con l’esecuzione forzata. Oltre a rappresentare un riconoscimento di debito, l’assegno non pagato dà infatti la possibilità di elevare un protesto su tale titolo di credito e di semplificare, così, la procedura di recupero delle somme non pagate.

Il protesto, infatti, è un atto pubblico con il quale viene accertato il mancato pagamento dell’assegno e che, in quanto tale, fa fede del mancato pagamento e delle dichiarazioni del debitore e degli altri fatti che il presentatore riferisce aver compiuto o essere avvenuti in sua presenza fino a querela di falso. Esso è titolo sufficiente per notificare al creditore un valido precetto.

Conseguenze amministrative

L’emissione di un assegno a vuoto costituisce poi un illecito amministrativo punito sia con sanzioni di carattere pecuniario che con la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni.

Addirittura, prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo numero 507/1999 l’emissione di assegni a vuoto rappresentava una fattispecie di reato, quello di emissione di assegni bancari senza provvista, punito con una multa da 300mila lire a 5milioni di lire e con la reclusione sino a 8 mesi.

Oggi, invece, la rilevanza di un tale comportamento è solo di carattere amministrativo, con sanzioni applicabili se entro 60 giorni dall’invito a provvedere alla regolarizzazione fatto dalla banca al correntista, questi non ottemperi.

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Decorso tale termine, più in particolare, la banca provvede alla segnalazione alla CAI e chi ha emesso un assegno a vuoto può trovarsi costretto a pagare una somma compresa tra 516,45 e 3.098,74 euro o, se l’assegno è di importo superiore ai 10.329 euro o vi sia stata reiterazione, una somma compresa tra 1.032,92 e 6.197,48 euro.                                                                                                                                                             Vi è inoltre la pena accessoria del divieto di emettere assegni per un periodo che va dai due ai cinque anni.  Se, poi, l’assegno è di importo superiore a 51.645,69 euro, la sanzione accessoria è più importante e può addirittura coincidere con l’interdizione dall’esercizio della professione.

In ogni caso, l’entità effettiva della sanzione è decisa dal Prefetto, dato che è sua la competenza a comminarla.

Si segnala che anche se prima dei 60 giorni concessi dalla Banca per regolarizzare la posizione, il cliente ottempera e provvede a reintegrare la provvista, egli è comunque tenuto al pagamento di una penale del 10% della somma indicata sul titolo.

Conseguenze penali

Nonostante la depenalizzazione, in alcuni casi limite, poi, dall’emissione di un assegno a vuoto potrebbero comunque derivare anche conseguenze di carattere penale.

Se, infatti, non è possibile ritenere penalmente rilevante la semplice emissione senza avere fondi sufficienti, diverso è il caso in cui tale comportamento sia accompagnato da una serie di artifici e raggiri idonei a nascondere la propria reale condizione economica e a ingannare il creditore: in simili ipotesi si potrebbe infatti configurare una fattispecie di truffa.

‘assegno è un titolo di credito la cui funzione pratica ed economica è quella di sostituire il denaro contante come mezzo di pagamento. Vediamo quali sono le diverse tipologie di assegno e le principali problematiche di natura giuridica.

Ma cosa è  esattamente un assegno Bancario

– L’Assegno bancario: ha la medesima struttura di una cambiale tratta. Si tratta di un ordine di pagamento per la somma indicata, rivolto dal cliente alla banca, a favore di una persona determinata o del portatore.

L’art. 55 della legge n.1736/1933 (Legge Assegni) stabilisce che l’assegno bancario  ha efficacia esecutiva e ciò significa che nel caso in cui l’assegno dovesse risultare scoperto il creditore avrà la possibilità di notificare atto di precetto e dare inizio all’esecuzione forzata.
Attenzione però l’azione cartolare si prescrive in 6 mesi e pertanto, decorso tale termine, per far valere il proprio credito ci si potrà avvalere dell’assegno come prova del credito nell’ambito di un procedimento per ingiunzione dove sarà possibile ottenere Decreto Ingiuntivo provvisoriamente esecutivo con cui oltretutto si potrà anche iscrivere una ipoteca giudiziale per garantire il proprio credito.

Dunque se l’azione cartolare non è prescritta si potrà direttamente notificare il precetto.

Ma è necessario che l’assegno bancario si stato protestato per poterlo portare ad esecuzione ?

Se il creditore agisce contro chi ha firmato l’assegno (c.d. traente) o comunque se non ci sono giranti non è necessario il protesto del titolo dato che la funzione del protesto è quella di rendere possibile l’azione di regresso contro il girante e gli altri obbligati.

Il protesto è invece necessario se si intende agire nei confronti di un girante o di un avallante.

I requisiti formali dell’assegno bancario

Ai sensi dell’art. 1 r.d. 1736/33, l’assegno bancario, per valere come tale, deve contenere:
1) la denominazione di assegno bancario (chèque) inserita nel contesto del titolo ed espressa nella lingua in cui esso è redatto;
2) l’ordine incondizionato di pagare una somma determinata; 
3) il nome di chi è designato a pagare (trattario); 
4) l’indicazione del luogo di pagamento ; 
5) l’indicazione della data e del luogo dove l’assegno bancario è emesso; 
6) la sottoscrizione di colui che emette l’assegno bancario (traente). 

Quale mezzo di pagamento, non può essere emesso in bianco. Come già anticipato, l’assegno viene tratto su di un banchiere; l’obbligo del banchiere, pertanto, non sussiste nei confronti del prenditore bensì del cliente (cd. rapporto di provvista): anche in assenza di fondi sufficienti l’assegno bancario conserva la propria validità ma con conseguenze amministrative e fiscali per il traente.

L’assegno è sempre pagabile a vista ma deve essere presentato entro otto giorni dalla data di emissione, se pagabile nello stesso comune in cui è stato emesso, ovvero entro quindici giorni dalla data di emissione, se fuori piazza. La mancata presentazione entro i suddetti termini comporta, per il portatore, la decadenza dal diritto di agire in regresso nei confronti del girante mentre, di regola, permane il diritto di agire nei confronti del traente. Per limitare la circolazione del titolo e i pericoli a questa connessi, è possibile apporre particolari clausole direttamente sull’assegno: con la clausola “non trasferibile” l’assegno diviene pagabile soltanto al prenditore, che può girarlo unicamente ad un banchiere per l’incasso; con la clausola dello sbarramento l’assegno diviene pagabile dalla banca trattaria soltanto ai propri clienti o ad altra banca.

L’assegno circolare

– Assegno circolare: ha la medesima struttura del pagherò cambiario. Si tratta di una promessa di pagamento emessa però direttamente da un istituto di credito appositamente autorizzato o da un suo corrispondente, per mezzo della quale la banca emittente si impegna a pagare la somma indicata ovunque esista una sua filiale ovvero un suo corrispondente.

Ai sensi dell’art. 82 l. ass., l’istituto di credito emittente è tenuto a versare una cauzione presso la Banca d’Italia sulla quale i portatori dei titoli vantano un privilegio speciale.

Il contenuto che vale ad identificare l’assegno come circolare è indicato dall’art. 83 l. ass.:

1) la denominazione di «assegno circolare» inserita nel contesto del titolo; 
2) la promessa incondizionata di pagare a vista una somma determinata; 
3) l’indicazione del prenditore; 
4) l’indicazione della data e del luogo nel quale l’assegno circolare è emesso; 
5) la sottoscrizione dell’istituto emittente. 

Dal momento che la banca emittente richiede la copertura dell’importo all’atto dell’emissione, l’assegno circolare non è mai scoperto. L’assegno circolare è sempre pagabile a vista, la presentazione per il pagamento deve avvenire entro trenta giorni dalla data di emissione, pena la perdita del diritto di regresso nei confronti degli eventuali giranti (ma fatta comunque salva l’azione diretta contro l’emittente che si prescrive in tre anni).

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