Diamanti da investimento, ancora una sentenza a favore dei consumatori

Prezzi astronomicamente gonfiati e pubblicità ingannevole contestati in un nuovo caso sui diamanti da investimento. Il Tribunale di Siena si pronuncia in favore dei consumatori.

 

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.»

 

Prezzi gonfiati e pubblicità ingannevole, ancora un caso da manuale – per così dire – della vicenda dei diamanti da investimento. La società di vendita è stata condannata a risarcire i danni, oltre alle spese, e a riprendersi le pietre in cui avevano investito le famiglie qualche anno fa.

I consumatori avevano pagato i diamanti 45 mila euro ma il valore reale era al più di 14 mila euro. Per questo il Tribunale di Siena ha emesso una sentenza di risarcimento che «conforta tante famiglie coinvolte nel caso diamanti da investimento». L’associazione è intervenuta a sostegno della famiglia coinvolta nel caso dei diamanti da investimento. E sta continuando la battaglia sul piano civile mentre si sta aprendo a Milano il procedimento penale.

 

I fatti :

Una famiglia della provincia di Siena nel 2012 fu “dirottata” dalla banca  ad una società di vendita di diamanti per diversificare i propri risparmi. Sulla base delle informazioni reclamizzante, i tre familiari avevano deciso di acquistare una serie di pietre (tra il 2012 ed il 2014) per circa 45 mila euro complessivi. Nel 2016, quando la “truffa” dei diamanti (così è definita dalla Procura di Milano) stava ormai per essere svelata, i malcapitati risparmiatori avevano chiesto di cedere alcune pietre, ma la società di vendita, rimangiandosi quanto aveva promesso contraddittoriamente per scritto nel 2012, dichiarava di non essere tenuta al ri-acquisto dei beni. Con la sanzione Antitrust del 2017 i risparmiatori si erano ormai resi conto di aver praticamente perso tutto, considerato che le pietre sono difficilmente vendibili.

Dopo un primo tentativo di mediazione, nel 2018 la causa della famiglia è approdata al Tribunale di Siena. Il gemmologo incaricato ha confermato che la valutazione delle pietre, sia all’epoca che ai giorni odierni, era astronomicamente gonfiata e che i prezzi reclamizzati erano 4-5 volte superiori all’unico listino di riferimento dei preziosi. A fronte dei 45 mila euro spesi, secondo il listino internazionale dei grossisti il valore dei diamanti non era superiore a 14 mila euro. Valore poi teorico perché il consumatore avrebbe dovuto negoziare il prezzo di vendita individuando altro soggetto interessato all’acquisto.

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A luglio il Tribunale di Siena ha accolto la domanda dei consumatori annullando tutti gli acquisti fatti, in quanto la famiglia è stata indotta in errore dal dolo della controparte, così condannando la società al rimborso totale del prezzo maggiorato di interessi e rivalutazione monetaria con condanna al pagamento delle spese di giudizio ed alle spese di perizia. La società di vendita è stata condannata anche a riprendersi le pietre. «La sentenza sancisce un principio sacrosanto ovvero che i consumatori sono stati indotti con l’inganno ad investire in quello che non era un investimento. Auspichiamo, dunque, che, anche alla luce del processo penale in corso, tutte le Banche coinvolte procedano con l’immediata restituzione di tutto il prezzo pagato dai risparmiatori oltre al risarcimento di un congruo danno morale».

 


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