Nuovi scenari in materia di divorzio e mantenimento

Cosa cambierà e cosa è cambiato per la moglie in merito al divorzio e il sostentamento economico: potrà continuare a farsi mantenere o tornerà ad essere valido il criterio del tenore di vita?

Fino a qualche anno fa quando una donna divorziava era praticamente automatico che la ex moglie continuasse a ricevere il mantenimento da parte dell’ex coniuge. Ora però le cose stanno cambiando e non è più tutto così semplice.

Ecco tutte le ultime novità complice la crescente consapevolezza che i diritti degli Uomini sono identici a quelli delle Donne. 

Assegno di divorzio: saranno gli scenari possibili.

Fino allo scorso anno si è decretato che, ai fini del calcolo dell’assegno divorzile, non si rilevava il criterio del tenore di vita, ma il criterio dell’autosufficienza economica. Ora le cose potrebbero cambiare drasticamente

 L’assegno di divorzio è nato al fine di consentire al coniuge “più debole” l’autosufficienza economica. Di tale assegno potrà beneficiarne solo chi sarà privo di autonomia economica, e sempre che questa non sia determinata da propria colpa. Esempio di tale situazione è il coniuge che si dimette dal lavoro oppure l’ex che non si impegni affatto nella ricerca di un impiego.

Ecco quando spetta l’assegno di divorzio.

Ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio non è più sufficiente che l’ex coniuge non abbia mezzi adeguati, ma occorre anche che non possa procurarseli per ragioni oggettive. A riguardo, negli ultimi tempi, si è registrata una maggior rigidità da parte dei giudici. Questi ultimi non solo sembrano circoscrivere il riconoscimento dell’assegno ai casi di comprovata impossibilità a procurarsi un reddito da parte del coniuge più debole, ma anche riguardo alla prova che questi dovrà fornire sul punto. Non basta, insomma, domandare l’assegno dichiarandosi, ad esempio, casalinga. Bisognerà, invece, dimostrare in giudizio la propria effettiva incapacità economica.

Assegno di divorzio: Cosa deve valutare il giudice con le nuove regole.

La legge sul divorzio elenca in modo più dettagliato i requisiti (corrispondenti alle “circostanze” e ai “redditi” di cui all’assegno di mantenimento) dei quali il giudice deve tener conto ai fini del riconoscimento e della quantificazione dell’assegno divorzile.

Si tratta in particolare:

  • Della durata del matrimonio – La brevità dell’unione rende più debole il vincolo familiare da cui scaturisce l’obbligo di versare l’assegno. Un matrimonio durato poco non può costituire una sorta di “assicurazione a vita” per il coniuge più debole. Quest’ultimo non potrà aspettarsi di ricevere un assegno dall’ex, ma di importo ridotto rispetto a quanto previsto nel caso di unioni più durature.
  • Del contributo personale fornito alla vita familiare durante il matrimonio. Si pensi alla donna che, pur non avendo mai lavorato, abbia consentito per anni al marito un notevole risparmio occupandosi della cura della casa e dei figli. Tale contributo deve essere stato effettivo e non potrebbe certamente ritenersi sussistente nel caso in cui la donna, pur essendo sempre rimasta in casa, si sia abitualmente avvalsa dell’aiuto di colf e di baby sitter, pesando parimenti sul bilancio familiare.
  • Del contributo economico fornito alla conduzione familiare durante il matrimonio. In tal caso il giudice dovrà più che altro fare riferimento alle risultanze emerse a riguardo nel giudizio di separazione.
  • Delle condizioni dei coniugi, ossia della loro attuale situazione patrimoniale e personale (e i suoi riflessi sul piano economico).
  • Delle ragioni della decisione, cioè dei comportamenti (anche processuali) che hanno portato alla definitiva conclusione del rapporto coniugale.

Ecco quindi a chi spetta fornire la prova per l’assegno di divorzio

In passato, gran parte degli assegni di mantenimento, sono stati accordati a semplice richiesta. Il giudice accordava in automatico il mantenimento, come se si trattasse di una misura assistenziale perpetua. Una sorta di assicurazione sulla vita. Sembra invece consolidarsi il principio per cui, se il richiedente (di norma la donna) non offre una valida giustificazione economica, con una prova rigorosa della sua incapacità a procurarsi un reddito, perde ogni diritto.

Cosa cambierà per l’assegno di divorzio e il mantenimento della moglie

Con la sentenza dell’anno scorso, la Cassazione ha sancito che per decretare la spettanza e l’importo dell’assegno divorzile, bisogna tenere distinte due fasi:

  • Analisi della correttezza della richiesta.
  • Determinazione dell’importo dell’assegno.

Con riferimento alla prima delle due suddette fasi, non si applica più il criterio del tenore di vita, ma quello dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge economicamente più debole. Ciò significa che l’assegno di divorzio spetterà solo all’ex coniuge che non ha mezzi adeguati e che non possa procurarseli per ragioni oggettive.

In questo modo si corre il rischio di favorire una sorta di giustizia di classe. Il criterio dell’autosufficienza economica può essere preso come parametro di riferimento. Non si può escludere però di rapportarsi anche agli altri criteri stabiliti dalla legge: quali la durata del matrimonio, l’apporto del coniuge al patrimonio familiare e il tenore di vita durante il matrimonio.

In conclusione

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