La Banca centrale europea, spesso vituperata per le sue politiche ritenute distanti dalla gente, ha fatto un regalo alle famiglie indebitate. In una lettera inviata al Monte Paschi Siena e ad altre banche, ha imposto agli istituti di credito di aumentare gli accantonamenti sui crediti problematici, fino a svalutarli totalmente nell’arco dei prossimi otto anni. Se è vero che i bilanci delle banche saranno appesantiti da ulteriori gravami, è altrettanto vero che questa misura può aiutare a risolvere il problema degli imprenditori e dei cittadini che vogliono arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc.) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito.

Un invito all’azione: adesso non dopo 

Ma i debitori come possono agire? Alla banca si possono e si devono contestare tutte le probabili irregolarità formali. Nell’immaginario collettivo si è ormai consolidata la consapevolezza che gli abusi delle banche sono l’usura e l’anatocismo, ma nella contrattualistica relativa al finanziamento concesso sono presenti tante altre irregolarità. Una soluzione potrebbe essere una perizia per accertarsi che la banca abbia degli scheletri nell’armadio (anche se non sempre è necessaria).

In seguito, sarebbe opportuno per il debitore portare la banca in giudizio per ottenere l’accertamento negativo di una parte del credito vantato dall’istituto stesso. L’azione giudiziaria congela qualsiasi tipo di atto restrittivo della banca, che ha tutto l’interesse a non allungare troppo la durata del contenzioso per non azzerare completamente il valore del suo credito. A questo punto l’esperienza maturata in questo settore consente di affermare che la percentuale di successo per una transazione molto vantaggiosa per il debitore tocca il 100%.

Il tempo è dalla nostra parte ma agite adesso 

Se, per esempio, un imprenditore ha ricevuto un prestito di 100 euro da una banca, ne ha restituito solo una parte (10) e ora non riesce più a rimborsare quanto ancora dovuto (90). Inizia un contenzioso con la banca, che da quel momento ha otto anni di tempo per portare a casa quanto più possibile. Se poi il debitore si accorge di ulteriori irregolarità può avviare un’azione giudiziale per accertamento negativo del debito.

A questo punto, indipendentemente dai tempi e dall’esito della vertenza, la banca ha l’obbligo di iscrivere ogni anno in bilancio il «costo dell’accantonamento», e cioè della previsione di perdita. Al termine di ogni anno la banca, visto che ha già spesato quella perdita, si accontenterebbe anche di un rimborso sempre più ridotto con il passare del tempo, fino ad azzerare il valore dell’importo recuperabile. Per non lasciarsi coinvolgere in questo stillicidio di costi (legali, professionali e di immagine), la banca avrebbe la possibilità di offrire il credito a una società di recupero, che poi propone al debitore una transazione a “saldo e stralcio” tra il 25% e il 40% della debitoria.

In entrambi i casi il debitore, può aspettare il «congruo» tempo per avviare una transazione vantaggiosa. L’intervento della Bce è quindi un regalo alle famiglie che possono e devono agire per evitare di essere vessate da debiti che non riescono più a sopportare.

Il 2019 potrebbe essere l’anno buono
per costringere le banche ad accettare il saldo e stralcio

Cosa si deve fare nel caso abbiate posizioni debitorie con le banche  : assolutamente non agire da soli oppure attendere, l’attesa è spesso responsabile di cause giudiziarie inutili, costose e certamente evitabili. 
Quindi consigliamo di rivolgersi immediatamente  ad un legale esperto in  strategia dell’esdebitazione.
Eviate il tradizionale studio legale “tuttofare”.

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