Salmone, le Iene mostrano il metodo per riconoscere quello buono. E’ censura alla veterinaria

 

Le Iene in un loro servizio raccontano degli allarmi sulle condizioni degli allevamenti e su un metodo per sceglierlo in consapevolezza. Valentina Tepedino, veterinaria esperta di prodotti ittici: “Volevo stare muta come un pesce ma non ce l’ho fatta”. Ecco cosa ci ha spiegato

Ha fatto molto discutere nei giorni scorsi il servizio de Le Iene dedicato all’allevamento dei salmoni. Le immagini e il reportage lanciano un vero e proprio allarme sulla qualità della carne di salmoni provenienti da alcuni allevamenti intensivi. Nel servizio viene proposto al consumatore un metodo per riconoscere un salmone buono: la prova del dito o dell’impronta. Il servizio si conclude infatti con i “consigli su come scegliere un salmone proveniente da un buon allevamento, da uno proveniente da un allevamento meno buono”. Clicca qui per guardare il servizio .

Una prova che non convince Valentina Tepedino, veterinaria referente della Società di Medicina Veterinario preventiva per i prodotti ittici e dell’Associazione Donne Medico Veterinarie e direttore di Eurofishmarket.it, come ci ha spiegato in questa intervista.

Dottoressa Tepedino, iniziamo con il chiarire alcuni concetti. Nel servizio de Le Iene si parla di allevamenti estensivi e distensivi, quale la differenza?

Innanzitutto, non esiste un allevamento “distensivo” nel senso che proprio, a livello mondiale, non esiste questa forma di allevamento che è stata letteralmente inventata dagli autori del programma.Oggi le tipologie maggiormente in uso sono quelle di allevamento intensivo ed estensivo. La maggioranza degli allevamenti di pesce oggi sono intensivi ma questo non significa che non sono sostenibili per quanto riguarda l’ambiente, il benessere, ecc.

Posso affermare con certezza che in Norvegia ( unico Paese ad avere questo tipo di normativa) esiste una legge che obbliga tutti i produttori di salmone ad avere per gabbia il 97,5% di acqua e solo il 2,5 % di salmone. Questo non solo è obbligatorio per legge ma è anche verificato con monitoraggi costanti da parte delle autorità competenti.

Quale la sua esperienza in merito alle condizioni in cui vengono tenuti i salmoni negli allevamenti intensivi?

Io posso parlare di ciò che ho visto in ormai quasi vent’anni della mia attività completamente dedicata al settore ittico per la quale sono stata quasi ogni 2 anni in Norvegia proprio a visitare impianti di acquacoltura del salmone oltre che centri ricerca pubblici e privati ad essi connessi. Non ho mai visto questo tipo di immagini e, chiunque ha avuto la possibilità come me di visitare gli impianti, sa che la maggioranza sono provvisti di telecamere subacquee che consentono di visualizzare i salmoni 24 ore su 24 . Questo proprio a tutela dei salmoni e dunque del produttore onde controllarne costantemente stato di salute, nutrizione, ecc.

Per quanto riguarda le immagini che ci vengono riproposte spesso in video (quasi sempre le stesse da anni) e mostrano salmoni praticamente scavati dai pidocchi di mare, da medico veterinario posso dire che è assolutamente normale che ci siano alcuni salmoni colpiti da questi parassiti . Queste infestazioni vengono monitorate, controllate, curate per quanto possibile nell’interesse del salmone e della sostenibilità della produzione.

La prova del dito parte dal presupposto che il salmone selvaggio, e quindi di qualità, ha molto muscolo e poco grasso e quindi “l’impronta ritorna subito apposto” ….

In realtà nella “prova” che mostrano in video si specifica che vengono comparati due tranci di salmoni allevati …uno in modo intensivo e uno in modo distensivo ( l’allevamento di cui si parlava prima e che non esiste). Il problema è che sanno soltanto gli autori del programma cosa hanno paragonato nel senso che non sono state mostrate le etichette dei due tagli anatomici che da quello che ho visto sembrano due tranci ricavati da due parti anatomiche completamente differenti: una schiena e una pancia di salmone saranno mai paragonabili?

C’è salmone e salmone, secondo lei dottoressa Tepedino come poter scegliere?

Per scegliere consapevolmente devo usare il cervello e non il dito…almeno quest’ultimo non potrà dirmi nulla in merito al fatto che un trancio è grasso, magro, buono o meno, di allevamento intensivo o meno, con parassiti o senza, fresco o non fresco. Un dito appoggiato su un trancio o una fettina di salmone non è un “radar” che può darmi tutte queste informazioni.

Quello che può fare davvero il consumatore che vuole scegliere un salmone ( tranci o fette) più consapevolmente è leggere l’etichetta sapendo cosa deve trovare scritto ( denominazione scientifica, italiana, origine, ecc) e cosa significano queste informazioni. Inoltre, il consumatore può acquistare i prodotti ittici in pescheria di fiducia. Si può valutare il prodotto per quello che soddisfa il suo gusto.

Dal punto di vista della sicurezza igienico sanitaria infatti i prodotti in commercio devono tutti essere sicuri e dunque poi ciò che dobbiamo anche capire è se il salmone ci piace più grasso o meno grasso, di una specie o di un’altra ( es. salmone atlantico o salmone rosa), se fresco o affumicato, se affumicato con fumo tradizionale o fumo liquido, ecc.

Per essere più consapevoli è naturale che è importante saperne di più e dunque riuscire a documentarsi meglio su tutti gli aspetti di nostro interesse. Per farlo suggerisco di ricercare fonti affidabili. Non è semplice perché sia su internet che sui media si trovano molte informazioni contrastanti ma invito chi ci tiene davvero ad informarsi su uno specifico argomento ad andare più a fondo e verificare le fonti senza abboccare al primo colpo. Soprattutto quando sentiamo “inchieste” al limite con la fantascienza come quelle che ci invitano a trasformare il nostro dito in un indicatore di qualità del salmone


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