LEGGE N. 3/12: USCIRE DAI DEBITI A NORMA DI LEGGE E DIRE ADDIO ALLE BANCHE

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LEGGE N. 3/12: USCIRE DAI DEBITI A NORMA DI LEGGE E DIRE ADDIO ALLE BANCHE

 

TANTOMENO PER LE BANCHE !

Per le famiglie e gli imprenditori che non riescono più a pagare le rate oggi c’è una via d’uscita.

Si analizza la situazione con un team di esperti. E poi si chiede al giudice uno sconto sulla cifra da restituire

ECCO COSA FACCIAMO QUOTIDIANAMENTE PER AIUTARE LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

Non succede solo agli incoscienti di finire indebitati fino al collo. A volte bastano un imprevisto, una malattia o la perdita del lavoro per ritrovarsi sommersi dalle rate arretrate. In Italia sono in questa situazione più di 1,5 milioni di famiglie, il 53,5% in più rispetto al quinquennio precedente.

Tecnicamente si chiama sovraindebitamento: è la condizione di chi non ha abbastanza denaro per restituire quanto preso in prestito e rischia di essere inseguito dai creditori a vita.

«La legge n. 3/2012 offre una via d’uscita che aiuta chi è in difficoltà a presentare
un piano restituendo solo la quota
che riescono a sostenere».

Il servizio è a pagamento e prevede l’assistenza di un professionista specializzato, il cosiddetto «gestore della crisi». «Il piano viene valutato da un giudice: se lo approva la partita è chiusa» .

 Le probabilità di ottenere un ok dal tribunale sono buone, ma il progetto di rientro dovrà essere realistico e tenere conto di tutti i guadagni e del patrimonio. Per rispettarlo bisognerà comunque fare dei sacrifici» 

Ecco tre storie vere di chi ce l’ha fatta
e ha ripreso a respirare.

Enrico, 58 anni
Aveva chiesto prestiti per 100.000 euro
ora ne deve restituire 30.000 in 5 anni
FUORI DAL DEBITO !

I primi due finanziamenti della sua vita Enrico li ha chiesti per aiutare le sue due figlie, entrambe separate e senza lavoro. Ma le esigenze erano tante e i soldi non bastavano mai, così ha cominciato a tentare la fortuna con slot e «Gratta e vinci», fino a che il gioco d’azzardo è diventato una dipendenza, risucchiando quel poco che restava della sua busta paga da operaio. Così i prestiti sono diventati tre e tra bollette, affitti arretrati e altre pendenze il suo debito ha raggiunto 100.000 euro. Con uno stipendio da 1.200 euro e le rate che se ne portavano via 900, recuperare era impossibile

La soluzione. «Abbiamo spiegato a Enrico che doveva fare una mappatura di tutti i suoi debiti, senza tralasciare nulla. In questi casi anche le multe non pagate vanno conteggiate. Una volta calcolato il debito totale gli abbiamo detto di ipotizzare un programma di restituzione che prevedesse rate che riesce a pagare, quindi sostenibili. Enrico ha presentato un piano del consumatore  in 5 anni, che prevede una rata di 400 euro al mese più un anticipo di 6mila euro: in tutto ne ridarà 30mila. Il giudice lo ha approvato, inserendo un patto che prevedesse  un percorso di recupero per contrastare il gioco d’azzardo. 

 

Mario e Chiara, 48 e 45 anni
Stavano per perdere la loro casa
e la banca ha dovuto concedere
di allungare il mutuo

Quando Mario,  capofamiglia milanese si è presentato pareva troppo tardi perché  la sua casa stava per finire all’asta. Come tanti in questi anni aveva perso il lavoro e con due figli da mantenere lo stipendio di sua moglie Chiara bastava appena per le spese principali. Col passare dei mesi saltare la rata del mutuo è diventata un’abitudine. Ironia della sorte, proprio ora che un nuovo contratto a tempo indeterminato gli avrebbe consentito di ricominciare a pagare, la banca non ne voleva sapere di rivedere la sua posizione.

La soluzione «Mario ha proposto di riprendere il mutuo da dove lo aveva lasciato, ma senza pagare interessi per le rate saltate. Restituirà 150.00 euro in 20 anni, anziché in 15, in rate da circa 620 euro al mese. Il giudice ha autorizzato il suo piano, anche perché lui ora ha un nuovo lavoro».

 

Vera, 48 anni
Dopo aver chiuso il negozio
aveva debiti con 
Equitalia

Vera aveva investito tutti i suoi risparmi per aprire un negozio di scarpe in Brianza. Le cose, però, non sono andate per il verso giusto e pagare tasse, contributi e fornitori diventava per lei sempre più difficile. In pochi anni ha accumulato 300.000 euro di passivo. Non restava che chiudere bottega e cercarsi un impiego, ed è quello che Vera ha fatto. Rimaneva però una grande incognita: come saldare il debito enorme, parte del quale con la cara ex-Equitalia , con un stipendio di 1.500 euro? L’attività commerciale che aveva gestito aveva un fatturato troppo basso per accedere alle procedure di fallimento che le avrebbero consentito di azzerare i debiti.

La soluzione. «Quando le risorse sono appena sufficienti a mantenersi, è determinante l’intervento di qualcuno che aiuti il debitore. Nel caso di Vera abbiamo ragionato su chi era in grado di dargli una mano: i genitori erano disponibili a versare per lei 30.000 euro, il massimo che potevano permettersi in un’unica soluzione».

Poiché il suo era un debito da impresa, per avere l’ok alla proposta serviva il consenso dei creditori. «Hanno detto sì perché, di fronte al rischio concreto di non ottenere neanche un euro, hanno preferito accettare la restituzione di una parte del credito».

Avete necessità di maggiori approfondimenti ?

IO NON MI UCCIDO TANTOMENO PER LE BANCHE 

l’iter è veloce e dovete prendere una decisione in fretta, è errato attendere che giungano decreti ingiuntivi /pignoramenti/aste giudiziarie .

 

Siete a un bivio
ma la famiglia deve essere aiutata 

I DEBITI NON SI ESTINGUONO ATTENDENDO CHE LA BANCA VI AGGREDISCA 

Se avete bisogno di aiuto o semplicemente non trovate un avvocato che accetti l’accordo Etico Nazionale  scrivete a:

IOAGISCO@AVVOCATOINFAMIGLIA.COM 

ed in 24 ore interveniamo sempre al vostro fianco. 

 

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