Il Governo di Giuseppe Conte ha varato il Reddito di cittadinanza. Si tratta di un sostegno al reddito, esente da Irpef, che viene erogato alle famiglie in disagio economico, condizionatamente alla sottoscrizione di un Patto per il lavoro o un Patto per l’inclusione sociale. Il sostegno viene denominato Pensione di cittadinanza se volto al contrasto alla povertà delle persone anziane.

A chi andrà ( approfondisci )

Secondo quanto emerge da un’analisi del Movimento 5 Stelle (partito che, insieme alla Lega sostiene l’Esecutivo), il reddito di cittadinanza andrà per il 47% a nuclei familiari del Centro-Nord e per il 53% del Sud. Secondo le stime, gli assegni andranno per il 27% a single (467.440 persone), per il 18% a famiglie di due persone (305.440), per il 22% a nuclei di tre (374.420), per il 20% di quattro (348.909) e per il 14% a nuclei di cinque o più persone (238.723).
Di queste famiglie, il 50% hanno tra i componenti dei minori, il 17% hanno uno o più anziani e il 15% invalidi civili. Quanto agli assegni, la simulazione elaborata dal M5s prevede che 780 euro vadano a nuclei di un solo componente (500 euro di reddito più 280 di contributo all’affitto), 880 euro a nuclei con un adulto e un minorenne e 980 euro a nuclei con due adulti o con un adulto e due minorenni. Una coppia con due figli prenderebbe 1.180 euro, mentre con tre figli minorenni avrebbe 1.280 euro. La soglia massima è quella toccata da famiglie con quattro adulti o con tre adulti e due minorenni: 1.330 euro.

Chi ne ha diritto

Per poter godere del Reddito di cittadinanza bisogna essere cittadini italiani o della Ue o familiari dei medesimi con permesso di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, o provenienti da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, o cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno Ue per i soggiornanti di lungo periodo e contestualmente residenti in Italia da almeno 10 anni di cui gli ultimi due in maniera continuativa.

Requisiti Economici

Il valore dell’Isee dev’essere inferiore a 9.360 euro; il patrimonio immobiliare diverso dall’abitazione non superiore a 30.000 euro; il patrimonio mobiliare (titoli, ecc.) non superiore a 6.000 euro per una persona, 8000 euro per due persone, 10.000 euro per tre o più persone (+1000 per ogni figlio successivo al secondo e +5.000 per ogni disabile); un reddito familiare a fini Isee (con aggiunta dei trattamenti assistenziali non inclusi se soggetti alla prova dei mezzi), inferiore a 6.000 euro (a 7.560 euro per la Pdc) se si possiede l’abitazione, o inferiori a 9.360 euro se si è in affitto. Il limite è aumentato con una scala di equivalenza in base alla consistenza del nucleo familiare; non si possono possedere auto acquistate da poco o se sopra una certa cilindrata entro gli ultimi due anni, né navi o imbarcazioni da diporto.

Beneficio

Un’integrazione del reddito fino a 6.000 euro annui (7.560 per la Pdc) moltiplicato per la scala di equivalenza + un rimborso del canone di locazione per le famiglie in affitto (max 3.360 euro annui) o del mutuo (max 1.800 euro annui). Non può essere inferiore a 480 euro (40 euro al mese), né superiore per un singolo a 9.360€ annui (780€ al mese) rivisti verso l’alto tenendo conto scala di equivalenza per i nuclei più numerosi.

Durata

18 mesi rinnovabili più volte con una pausa di un mese ogni rinnovo.

Condizionalità

– Occorre seguire gli obblighi indicati dal Patto per il lavoro stabilito con i Centri per l’impiego (Cpi) presso i quali i maggiorenni, non in età da pensione né disabili o con particolari carichi di cura, devono dare immediata disponibilità al lavoro.
– I Cpi chiameranno a riguardo il richiedente entro 30gg se in famiglia vi è almeno un maggiorenne senza occupazione da non più di due anni, o che ha un’età inferiore a 26 anni, o che è stato beneficiario almeno nell’ultimo anno della Naspi o ha sottoscritto un Patto di Servizio (dlgs 150/2015).
– Il beneficiario deve accettare almeno una delle tre offerte congrue, definite tali anche in base alla distanza dalla residenza il cui limite aumenta tra un’offerta e la successiva (da 100 Km o100 minuti con mezzo pubblico per la prima offerta, a 250Km e poi a tutto il territorio nazionale).
– Se nel nucleo non ci sono i soggetti indicati sopra, il richiedente viene chiamato dai Servizi per il contrasto alla povertà dei Comuni che fissano un patto per l’Inclusione Sociale con relativi obblighi sulla base dello schema già rodato per il REI (dlgs147/2017).

Erogazione

– Il beneficio è accreditato su una carta di pagamento (la Carta Rdc) che si richiede alle Poste, o per via telematica o al Caf con un modulo Inps, e che si può usare anche per effettuare prelievi (fino a 100 euro scala di equivalenza) o bonifici per l’affitto e il mutuo.
– Prevista piattaforma informatica per l’attivazione e la gestione dei Patti alimentata dai dati dell’Inps e dalle indicazioni che scaturiscono dai medesimi.

Sanzioni

– Dai due ai sei anni di detenzione, per chi usufruisce del Rdc senza averne diritto a seguito di dichiarazioni mendaci;
– Sanzioni monetarie che prevedono, in alcuni casi, il recupero del pregresso, nel caso in cui tali dichiarazioni portino ad usufruire di un beneficio maggiore al dovuto o vi siano reiterate violazioni degli obblighi del Patto.