Dichiarazione di successione: 12 mesi per presentarla, ma prima controllate anche i debiti
La morte di un familiare porta con sé un momento emotivamente difficile, ma anche una serie di adempimenti che non possono essere sottovalutati.
Tra questi vi è la dichiarazione di successione, che normalmente deve essere presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione, coincidente generalmente con la data del decesso.
Ma c’è una questione ancora più importante.
Prima di occuparsi soltanto di case, conti correnti e beni lasciati dal defunto, è opportuno capire anche se esistono debiti.
Perché un’eredità può contenere attività, ma anche finanziamenti, cartelle esattoriali, fideiussioni, debiti bancari e altre esposizioni.
Ed è proprio qui che una semplice pratica fiscale può trasformarsi in un problema molto più complesso.
Dichiarazione di successione e accettazione dell’eredità non sono la stessa cosa
Questo è probabilmente il primo concetto da comprendere.
La dichiarazione di successione è principalmente un adempimento fiscale.
L’accettazione dell’eredità riguarda invece il diritto civile e determina l’acquisto della qualità di erede.
Le due cose non devono essere confuse.
La giurisprudenza ha più volte chiarito che la sola presentazione della dichiarazione di successione, essendo un atto prevalentemente fiscale, non costituisce automaticamente accettazione tacita dell’eredità. Diverso può essere il caso quando alla dichiarazione si aggiungano altri comportamenti incompatibili con la volontà di rinunciare.
Questa distinzione diventa fondamentale quando non si conosce con precisione la situazione patrimoniale del defunto.
Prima di accettare, verificate cosa state ereditando
Quando muore un familiare, la prima domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Quanto vale l’eredità?”
Bisognerebbe chiedersi anche:
“Quali debiti esistono e quali potrebbero emergere?”
Un immobile del valore di 150.000 euro può apparire un patrimonio importante. Ma se sul defunto gravavano debiti bancari, cartelle, ipoteche, fideiussioni o contenziosi, il quadro economico potrebbe cambiare completamente.
Per questo motivo una successione dovrebbe essere affrontata ricostruendo prima possibile l’intera situazione patrimoniale.
Quali controlli conviene effettuare
Prima di assumere decisioni definitive può essere opportuno raccogliere e verificare almeno:
- certificato di morte e situazione familiare del defunto;
- eventuale testamento;
- immobili, terreni e relative visure catastali;
- eventuali ipoteche e trascrizioni immobiliari;
- conti correnti, depositi, titoli e rapporti bancari;
- finanziamenti, mutui e carte di credito;
- eventuali fideiussioni o garanzie prestate dal defunto;
- cartelle e posizioni presso Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- debiti verso Comuni, INPS o altri enti;
- eventuali procedimenti giudiziari o richieste di pagamento già ricevute;
- partecipazioni societarie;
- eventuali donazioni effettuate in precedenza;
- polizze assicurative e altri rapporti patrimoniali;
- documentazione relativa a crediti vantati dal defunto.
Prima verificare. Poi comprendere. Infine decidere.
È una regola particolarmente importante proprio nelle successioni.
Chi deve presentare la dichiarazione di successione
L’articolo 28 del D.Lgs. 346/1990 individua, tra i soggetti obbligati, i chiamati all’eredità e i legatari, i loro rappresentanti legali, gli amministratori dell’eredità, i curatori dell’eredità giacente, gli esecutori testamentari e, nei casi previsti, i trustee. Se vi sono più soggetti obbligati, è sufficiente che la dichiarazione venga presentata da uno di essi.
La dichiarazione viene oggi presentata prevalentemente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia mette a disposizione anche il servizio per la dichiarazione di successione e domanda di volture catastali.
Quando la dichiarazione di successione non è obbligatoria
La legge prevede un’importante semplificazione.
La dichiarazione non è obbligatoria quando l’eredità è devoluta esclusivamente al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, l’attivo ereditario non supera complessivamente 100.000 euro e nell’eredità non sono presenti immobili o diritti reali immobiliari.
Devono ricorrere contemporaneamente tutte queste condizioni.
Se, ad esempio, nell’eredità è presente anche soltanto un immobile, l’esonero non opera anche se il patrimonio complessivo vale meno di 100.000 euro.
Entro quando deve essere presentata
Come regola generale, l’articolo 31 del D.Lgs. 346/1990 stabilisce che la dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione.
Esistono situazioni particolari nelle quali il termine può decorrere da un momento diverso, ad esempio in presenza di curatori dell’eredità giacente, esecutori testamentari o accettazione con beneficio d’inventario.
Per questo, soprattutto nelle successioni complesse, non è prudente attendere gli ultimi giorni.
Quanto si paga di imposta di successione
L’imposta dipende dal rapporto di parentela e dal valore netto ricevuto dal singolo beneficiario.
Per il coniuge e i parenti in linea retta l’aliquota è del 4% sulla parte eccedente 1 milione di euro per ciascun beneficiario.
Per fratelli e sorelle l’aliquota è del 6% sulla parte eccedente 100.000 euro per ciascun beneficiario.
Per altri parenti fino al quarto grado e determinati affini si applica il 6% senza franchigia; per gli altri soggetti l’aliquota è dell’8%.
Per le persone con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992 è prevista una franchigia specifica di 1.500.000 euro.
Quando nell’eredità sono presenti immobili occorre inoltre considerare le imposte ipotecarie e catastali e gli altri tributi collegati.
Dal 2025 l’imposta di successione viene autoliquidata
Questa è una delle novità che è importante inserire in una guida aggiornata.
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la riforma introdotta dal D.Lgs. 139/2024 prevede che siano gli stessi soggetti obbligati a calcolare e autoliquidare l’imposta di successione sulla base della dichiarazione presentata.
L’Agenzia delle Entrate effettua successivamente i controlli e può richiedere eventuali differenze.
L’imposta di successione autoliquidata deve essere versata entro 90 giorni dal termine previsto per la presentazione della dichiarazione. La legge consente inoltre, quando ricorrono le condizioni previste, la rateizzazione dell’importo.
Per successioni aperte prima del 1° gennaio 2025 occorre invece verificare il regime applicabile alla specifica posizione.
Attenzione: i debiti possono essere più importanti dell’imposta
Il problema più delicato non è sempre quanto si paga all’Agenzia delle Entrate.
Il problema può essere cosa si sta accettando.
Chi acquista definitivamente la qualità di erede può essere chiamato a rispondere anche dei debiti ereditari secondo le regole previste dal Codice civile.
Ecco perché, quando la situazione del defunto è poco chiara, non è prudente compiere atti dispositivi sui beni senza aver prima valutato attentamente le conseguenze.
Anche determinati comportamenti possono infatti assumere rilevanza come accettazione tacita dell’eredità quando presuppongono necessariamente la volontà di accettare e possono essere compiuti soltanto nella qualità di erede.
Il beneficio d’inventario può proteggere il patrimonio personale
Quando esiste il dubbio che i debiti possano superare il valore dei beni ereditati, una delle possibilità da valutare con un professionista è l’accettazione con beneficio d’inventario.
In termini semplici, questo istituto consente di mantenere separato, nei limiti e secondo le procedure previste dalla legge, il patrimonio ereditario da quello personale dell’erede.
Non è però uno strumento da utilizzare superficialmente: esistono termini, formalità e adempimenti precisi, soprattutto quando il chiamato è già nel possesso dei beni ereditari.
In questi casi è importante muoversi rapidamente.
E se i debiti sono troppi?
Quando dall’analisi emerge che l’eredità presenta più passività che attività, può essere necessario valutare anche la rinuncia all’eredità.
Non significa che ogni presenza di debiti renda automaticamente conveniente rinunciare.
Significa che bisogna prima conoscere il patrimonio reale.
Una casa da 200.000 euro con 20.000 euro di debiti rappresenta una situazione.
Una casa da 100.000 euro gravata da ipoteca, cartelle, finanziamenti e altri debiti per 180.000 euro ne rappresenta un’altra completamente diversa.
Non tutte le successioni sono uguali.
Un esempio pratico
Immaginiamo un figlio che, dopo la morte del padre, scopra l’esistenza di un appartamento e di un conto corrente.
La prima impressione potrebbe essere quella di trovarsi davanti a un’eredità positiva.
Successivamente emerge però che il padre aveva anche un finanziamento non estinto, alcune vecchie cartelle esattoriali e aveva prestato una fideiussione personale per una società.
In un caso simile il primo passo non dovrebbe essere vendere l’immobile o utilizzare immediatamente le somme presenti sul conto.
Il primo passo dovrebbe essere ricostruire attività e passività e comprendere quale forma di accettazione, oppure eventualmente quale rinuncia, sia più appropriata.
Questo è il motivo per cui la successione non dovrebbe essere trattata soltanto come compilazione di un modulo fiscale.
Gli errori più frequenti
Tra gli errori che osserviamo più frequentemente vi sono la fretta di dividere immediatamente il denaro presente sui conti, la mancata verifica delle esposizioni debitorie, la convinzione che presentare la successione significhi automaticamente essere diventati eredi, oppure, al contrario, il compimento inconsapevole di atti che potrebbero avere effetti sul piano dell’accettazione.
Un altro errore è aspettare quasi dodici mesi prima di iniziare a raccogliere la documentazione.
Quando vi sono immobili, più eredi, debiti, testamenti, donazioni precedenti o rapporti bancari complessi, la successione dovrebbe essere esaminata con anticipo.
Prima della successione, fate una fotografia completa del patrimonio
Una successione gestita correttamente non parte dal modulo dell’Agenzia delle Entrate.
Parte dalle domande giuste.
Quali beni esistono?
Quali debiti esistono?
Ci sono cartelle?
Esistono finanziamenti o fideiussioni?
Ci sono ipoteche?
Esiste un testamento?
Sono state effettuate donazioni?
Conviene accettare normalmente, valutare il beneficio d’inventario oppure approfondire l’eventuale rinuncia?
Soltanto dopo aver ricostruito questi elementi è possibile prendere una decisione consapevole.
Come può intervenire Avvocato in Famiglia ETS
L’Associazione Avvocato in Famiglia ETS può supportare gli associati nella valutazione preliminare della successione, nella raccolta della documentazione e nell’individuazione delle eventuali criticità patrimoniali o debitorie.
Quando necessario, la posizione può essere sottoposta ai professionisti competenti per verificare gli aspetti civilistici, fiscali e patrimoniali della successione.
L’obiettivo non è complicare una pratica che può essere semplice.
È evitare che una situazione apparentemente semplice nasconda problemi che emergono soltanto dopo.
Prima di accettare un’eredità, verificate. Prima di pagare eventuali debiti, controllate. Prima di prendere una decisione definitiva, comprendete esattamente la situazione.
Se non riuscite a trovare un professionista specializzato oppure se i costi risultano difficilmente sostenibili, potete rivolgervi alla nostra Associazione per ricevere supporto e una valutazione della situazione.
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