Truffe digitali 2026: SIM Swap e false e-mail del Fisco. Un clic può costare caro

Condividete questo articolo: una famiglia informata è una famiglia più difficile da truffare

Le truffe cambiano. Diventano più credibili, più rapide e soprattutto più difficili da riconoscere.

Una telefonata sembra provenire dalla banca.
Una e-mail porta il logo dell’Agenzia delle Entrate.
Un SMS ci avvisa che il conto è stato bloccato.
Il cellulare improvvisamente non prende più la linea.

Non sempre è un problema tecnico. Potrebbe essere l’inizio di una truffa.

Nel corso del 2026 Agenzia delle Entrate e Agenzia delle entrate-Riscossione hanno pubblicato nuovi avvisi relativi a campagne di phishing che utilizzano indebitamente nomi, loghi e comunicazioni apparentemente istituzionali.

Per questo chiediamo una cosa semplice:

LEGGETE. CONTROLLATE. CONDIVIDETE.


Prima truffa: il SIM Swap. Quando il vostro numero passa nelle mani del truffatore

Il SIM Swap consiste, in sostanza, nella sostituzione fraudolenta della SIM associata al numero telefonico della vittima.

Il criminale cerca di ottenere abbastanza informazioni personali da riuscire ad attivare una nuova SIM collegata al vostro numero.

A quel punto potrebbe riuscire a intercettare SMS, codici di autenticazione e comunicazioni necessarie anche per accedere ai servizi bancari.

CERTFin continua a indicare il SIM Swap tra le minacce sulle quali i consumatori devono mantenere alta l’attenzione.

Il segnale che non dovete ignorare

Il vostro cellulare perde improvvisamente la rete senza una ragione apparente.

Niente telefonate.
Niente SMS.
La SIM sembra improvvisamente morta.

Non aspettate pensando:

“Forse tornerà la linea.”

Verificate immediatamente.

Contattate il vostro operatore telefonico attraverso un canale ufficiale e controllate contemporaneamente conto corrente e applicazioni bancarie.


Se vedete movimenti strani sul conto, agite subito

In presenza di operazioni che non riconoscete:

1. Contattate immediatamente la banca.

Chiedete il blocco degli strumenti interessati e contestate formalmente le operazioni che ritenete non autorizzate.

2. Contattate l’operatore telefonico.

Chiedete se sulla vostra utenza siano state effettuate sostituzioni della SIM, portabilità o altre operazioni che non avete richiesto.

3. Conservate tutto.

SMS, e-mail, screenshot, numeri telefonici, orari delle telefonate, movimenti bancari e comunicazioni ricevute possono diventare elementi importanti.

4. Presentate denuncia.

La rapidità è fondamentale anche per ricostruire correttamente ciò che è accaduto.


“Ho inserito un codice: allora la banca non mi rimborserà mai?”

Non necessariamente.

Questo è uno dei punti più importanti.

In materia di pagamenti elettronici fraudolenti la responsabilità non può essere stabilita automaticamente semplicemente dicendo:

“Il cliente ha inserito le credenziali, quindi è colpa sua.”

La Cassazione, sentenza n. 3780 del 12 febbraio 2024, ha ribadito la particolare diligenza tecnica richiesta all’istituto bancario nella gestione dei servizi elettronici e nella prevenzione dei rischi tipici dell’attività. La posizione del cliente deve comunque essere valutata concretamente, compresa l’eventuale presenza di una sua colpa grave.

Anche l’Arbitro Bancario Finanziario, nella decisione n. 2190/2024, ha affrontato specificamente la SIM Swap Fraud, richiamando l’art. 10 del D.Lgs. 11/2010 e osservando che, secondo gli orientamenti dei Collegi, questi casi possono essere meritevoli di accoglimento proprio quando viene meno una valida autenticazione dell’operazione.

Tradotto in parole semplici:

se vi hanno svuotato il conto, non date automaticamente il denaro per perso.

La dinamica deve essere ricostruita e la documentazione verificata.


Seconda truffa: “Agenzia delle Entrate” o “Riscossione” vi scrive. Ma è davvero il Fisco?

Qui i criminali sfruttano una delle paure più immediate degli italiani:

una cartella esattoriale.

Arriva un messaggio con loghi istituzionali, numeri di pratica, riferimenti fiscali e frasi come:

“Pagamento urgente”
“Notifica cartella”
“Sollecito fiscale”
“Rimborso disponibile”

E poi compare il link.

È proprio lì che bisogna fermarsi.

Nel solo 2026 l’Agenzia delle Entrate ha segnalato numerose campagne fraudolente, comprese false comunicazioni relative a rimborsi, solleciti, notifiche e altri pretesti fiscali.

Anche Agenzia delle entrate-Riscossione ha pubblicato il 27 marzo 2026 un nuovo avviso sui tentativi di truffa tramite false e-mail.


Attenzione: non è corretto dire che una cartella arriva “solo via PEC”

È importante fare chiarezza.

La precedente versione di questo articolo richiamava un avviso del 2022 e affermava che gli atti AdER venissero notificati esclusivamente tramite PEC.

Oggi questa formulazione sarebbe troppo categorica.

La documentazione ufficiale di Agenzia delle entrate-Riscossione conferma infatti che la cartella può essere notificata tramite PEC ma anche attraverso le altre modalità previste dalla legge, compresi i soggetti abilitati alla notificazione.

Quindi la regola pratica non è:

“Se non è PEC è sicuramente falsa.”

La regola corretta è:

NON FIDATEVI DEL MESSAGGIO. VERIFICATE L’ATTO.


Prima di cliccare, fate questa prova

Ricevete una comunicazione fiscale sospetta?

Non utilizzate il link contenuto nel messaggio.

Aprite autonomamente il browser e raggiungete il portale istituzionale attraverso l’indirizzo che conoscete oppure accedete alla vostra area riservata.

Se esiste davvero una posizione fiscale, potrete verificarla attraverso i canali ufficiali.

Un logo si copia.

Un indirizzo e-mail può essere contraffatto.

Un numero telefonico può apparire diverso da quello realmente utilizzato.

Una verifica indipendente vale più di cento rassicurazioni ricevute per telefono.


Caso esemplificativo: “Pensavo fosse la banca”

Marco, 54 anni, Milano – caso ricostruito a fini informativi

Marco riceve un SMS apparentemente proveniente dalla propria banca.

Il messaggio segnala un’operazione sospetta.

Pochi minuti dopo arriva una telefonata da un sedicente operatore che conosce alcuni suoi dati personali.

Marco si tranquillizza.

Esegue le istruzioni.

Poco dopo il telefono perde la linea e compaiono operazioni bancarie che non riconosce.

La prima reazione potrebbe essere:

“Ho seguito io le istruzioni. Non posso fare più niente.”

È esattamente l’errore da evitare.

Occorre invece ricostruire tecnicamente la frode, acquisire la documentazione bancaria e telefonica e verificare come siano state autenticate le singole operazioni.


La truffa è già avvenuta? Non cancellate nulla

Molte vittime, per paura o vergogna, eliminano SMS e conversazioni.

Non fatelo.

Conservate:

  • SMS;
  • e-mail;
  • schermate WhatsApp;
  • numeri telefonici;
  • screenshot;
  • ricevute;
  • estratti conto;
  • notifiche dell’app bancaria;
  • comunicazioni dell’operatore telefonico;
  • copia della denuncia;
  • risposte della banca.

Potrebbero essere essenziali per capire come sia avvenuta la frode e quali responsabilità possano emergere.


E soprattutto: non sentitevi stupidi

Queste truffe non sono più le vecchie e-mail scritte male che promettevano milioni di euro da un fantomatico principe straniero.

Oggi possono essere costruite utilizzando:

spoofing, social engineering, phishing, smishing, vishing, SIM Swap e perfino strumenti di intelligenza artificiale.

CERTFin richiama espressamente anche il rischio delle nuove truffe realizzate mediante AI, capaci di rendere voci, volti e messaggi particolarmente credibili.

La difesa migliore resta una:

FERMARSI PRIMA DI AGIRE.


Avete perso denaro? Prima di rinunciare fate controllare il caso

Una banca che respinge il reclamo non significa automaticamente che la vicenda sia chiusa.

Occorre verificare:

come è stata autenticata l’operazione;
quali sistemi di sicurezza erano attivi;
se vi siano state operazioni anomale;
quanto rapidamente sia stata segnalata la frode;
se vi sia stato un SIM Swap;
quali elementi possano dimostrare o escludere una colpa grave dell’utente.

Ogni caso è diverso.

E proprio per questo va analizzato prima di arrendersi.


Condividete questo articolo

Una condivisione può sembrare poca cosa.

Ma se permette a una madre, un pensionato, un professionista o una famiglia di fermarsi prima di cliccare, quella condivisione ha già raggiunto il suo obiettivo.

Informare significa difendere.

Condividete. Potreste evitare una truffa a qualcuno che conoscete.


Avete subito una truffa bancaria o informatica?

Se non trovate un avvocato specializzato oppure se i costi fossero troppo elevati, potete iscrivervi all’Associazione per richiedere supporto e assistenza:

👉 https://www.avvocatoinfamiglia.com/iscriviti-o-rinnova/

Associazione Avvocato in Famiglia ETS

📧 info@avvocatoinfamiglia.com
📱 PRIMA EMERGENZA: 338 83 10 374

La giustizia non è un lusso. È un diritto.


Seguiteci sui nostri Social!

 Facebook
Instagram
 YouTube
🎶 TikTok

 


Avete bisogno di aiuto? Lasciateci un messaggio e sarete ricontattati.

Contatti

Contatti

Oggetto

Oggetto

Vi ricontattiamo

Vi ricontattiamo

Dati personali

Dati personali

  • Contatti
  • Oggetto
  • Vi ricontattiamo
  • Dati personali
Inserite i vostri dati di contatto
Raccontateci la vostra storia
Scegliete la vostra preferenza
Inserite i vostri dati (facoltativo)