DEBITI CON LE BANCHE: È IL MOMENTO DI DIRE BASTA. DA 32.000 EURO A 3.600 EURO CON BANCA IFIS
Una famiglia schiacciata dai debiti ha smesso di avere paura. Ha controllato le carte, contestato ciò che doveva essere verificato e trattato.
Risultato: 32.000 euro diventano 3.600 euro, pagabili in 36 rate da 100 euro.
Per anni molte famiglie hanno commesso lo stesso errore.
Arriva una lettera della banca o del recupero crediti.
C’è scritto che bisogna pagare 20.000, 30.000, magari 40.000 euro.
E la prima reazione è quasi sempre la stessa:
“Se lo chiedono, evidentemente li devo.”
No.
È proprio qui che bisogna avere il coraggio di dire BASTA.
Basta pagare senza controllare.
Basta firmare piani di rientro senza conoscere la reale situazione.
Basta pensare che una famiglia indebitata non abbia più diritti.
BANCA IFIS CHIEDEVA CIRCA 32.000 EURO. L’ACCORDO È STATO CHIUSO A 3.600 EURO
Il caso che raccontiamo è concreto.
Una famiglia si è rivolta all’Associazione Avvocato in Famiglia ETS con numerose esposizioni debitorie, fra cui una posizione nei confronti di Banca IFIS.
La richiesta economica era arrivata a circa 32.000 euro.
Una cifra che quella famiglia non avrebbe potuto realisticamente sostenere.
Non abbiamo consigliato di nascondersi.
Non abbiamo consigliato di ignorare il problema.
Abbiamo fatto esattamente il contrario:
abbiamo aperto le carte.
Abbiamo esaminato la documentazione disponibile, verificato la posizione, affrontato le criticità documentali e avviato un confronto con la controparte.
La trattativa si è conclusa con un accordo:
da circa 32.000 euro a 3.600 euro complessivi.
Pagamento:
36 rate da 100 euro al mese.
Una rata realmente sostenibile per quella famiglia. Il risultato e le condizioni dell’accordo sono quelli pubblicati nel caso originario dell’Associazione.
IL PRIMO ERRORE È AVERE PAURA DELLA PAROLA “BANCA”
Una banca ha diritto a pretendere quanto effettivamente le spetta.
Ma il consumatore ha esattamente lo stesso diritto di chiedere:
“Dimostratemi come siete arrivati a questa cifra.”
Il principio non è rivoluzionario.
È diritto civile.
L’art. 2697 del Codice civile stabilisce il principio dell’onere della prova: chi vuole far valere un diritto deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Tradotto:
chiedere denaro non basta.
Occorre verificare il contratto, i conteggi, gli eventuali pagamenti già effettuati, gli interessi applicati, le spese e, quando il credito è stato ceduto, la titolarità di chi oggi pretende il pagamento.
Per le cessioni dei crediti entrano inoltre in gioco gli artt. 1260 e seguenti del Codice civile e, nelle operazioni bancarie in blocco, l’art. 58 del Testo Unico Bancario.
La Cassazione ha più volte affrontato il tema della prova della titolarità dei crediti ceduti. Anche Cass. n. 17262/2024 ha ribadito l’importanza di poter ricondurre concretamente il singolo credito alla cessione invocata dal soggetto che agisce.
DIRE BASTA NON SIGNIFICA NON PAGARE
Questo deve essere chiarissimo.
Dire basta non significa diventare cattivi pagatori.
Significa diventare consumatori consapevoli.
Significa non accettare automaticamente qualsiasi cifra venga scritta in una lettera.
Significa non permettere che la paura di un decreto ingiuntivo, di un pignoramento o di una telefonata del recupero crediti impedisca di verificare la posizione.
Un debito può essere dovuto.
Ma può anche contenere somme contestabili.
Può essere stato ceduto.
Può essere necessario verificare la prova della cessione.
Può esserci un problema documentale.
Può esserci spazio per una transazione.
Può essere possibile concordare un saldo e stralcio.
E talvolta il creditore stesso può avere interesse a chiudere la posizione evitando anni di contenzioso, costi legali e incertezze.
UNA TRATTATIVA NON È UNA RESA. È UNA PARTITA A SCACCHI
Un saldo e stralcio serio non nasce telefonando alla banca e dicendo:
“Non ho soldi, fatemi uno sconto.”
Occorre costruire una posizione negoziale.
Bisogna sapere quali documenti chiedere.
Bisogna comprendere quali contestazioni abbiano reale fondamento.
Bisogna conoscere la situazione economica del debitore.
Bisogna formulare una proposta credibile.
E soprattutto bisogna sapere quando parlare e quando non parlare.
Una trattativa bancaria è spesso una partita a scacchi.
Il creditore vuole recuperare il più possibile.
Il debitore deve cercare una soluzione che possa realmente rispettare.
L’accordo arriva quando entrambe le parti comprendono che la soluzione negoziata può essere migliore di una lunga causa.
Ed è esattamente ciò che è accaduto in questo caso.
LA TESTIMONIANZA DELLA FAMIGLIA
Testimonianza ricostruita sulla vicenda pubblicata; nome utilizzato di fantasia per tutelare la riservatezza.
Marco, Sud Italia
“Quando abbiamo visto una richiesta da circa 32.000 euro pensavamo di non avere via d’uscita. La paura più grande era perdere il controllo della situazione e vivere per anni sotto il peso dei debiti. Quando l’Associazione ci ha spiegato che prima di accettare quella cifra bisognava controllare la documentazione abbiamo iniziato a vedere il problema diversamente. Alla fine l’accordo è stato chiuso a 3.600 euro, con rate da 100 euro. Per noi non è stato soltanto uno sconto. È stato tornare a respirare.”
NON DOVETE VERGOGNARVI DI AVERE UN DEBITO
Questa è probabilmente la parte più importante.
Una difficoltà economica può nascere da una perdita di lavoro.
Da una separazione.
Da un’attività commerciale andata male.
Da una malattia in famiglia.
Da finanziamenti accumulati negli anni.
Da interessi e rate che, una dopo l’altra, diventano insostenibili.
Il debito è un problema economico. Non è una colpa morale.
E una famiglia in difficoltà non deve essere costretta a scegliere tra pagare il recupero crediti e fare la spesa.
Occorre affrontare il problema con strumenti giuridici e negoziali.
IL NOSTRO RAPPORTO CON LE BANCHE SERVE PROPRIO A EVITARE LE CAUSE
Noi non consideriamo una banca un nemico.
Anzi.
Avere interlocutori, conoscere le procedure e riuscire a dialogare professionalmente con banche e società finanziarie può essere determinante per evitare un contenzioso.
La nostra posizione è semplice:
quando esiste una soluzione ragionevole, preferiamo un accordo a una causa.
La miglior causa rimane quella che riusciamo ad evitare.
Ma perché un accordo sia giusto bisogna arrivare al tavolo della trattativa conoscendo perfettamente la propria posizione.
AVETE DEBITI CON BANCA IFIS O CON ALTRE FINANZIARIE? PRIMA DI PAGARE, CONTROLLATE
Se state pagando rate che non riuscite più a sostenere, oppure avete ricevuto una richiesta da Banca IFIS, Kruk, Findomestic, Compass, Agos o da altra banca o società di recupero crediti, non aspettate che la situazione precipiti.
E soprattutto non sottoscrivete nuovi accordi soltanto perché siete sotto pressione.
Occorre verificare:
chi è realmente il creditore;
da dove nasce il debito;
quanto avete già pagato;
come è stato calcolato il saldo;
se il credito è stato ceduto;
quale documentazione esiste;
se vi siano contestazioni giuridicamente fondate;
se sia possibile ottenere un saldo e stralcio;
quale rata sia davvero sostenibile per la vostra famiglia.
Poi si tratta.
È ARRIVATO IL MOMENTO DI DIRE BASTA
Basta avere paura di una lettera.
Basta accettare qualsiasi cifra.
Basta pensare che la banca abbia sempre ragione soltanto perché è una banca.
Basta sacrificare per anni la serenità della propria famiglia senza nemmeno avere fatto controllare la posizione.
Prima controllate.
Poi contestate, se esistono i presupposti.
Infine trattate.
32.000 euro diventati 3.600 euro non significano che ogni debito possa essere ridotto nello stesso modo.
Ogni posizione è diversa e nessun risultato può essere garantito in anticipo.
Ma questo caso dimostra una cosa molto concreta:
arrendersi senza controllare è quasi sempre la scelta peggiore.
Chiedete supporto prima che arrivi la causa
Se non trovate un avvocato specializzato oppure se i costi fossero troppo elevati, potete iscrivervi all’Associazione per ricevere supporto e assistenza:
https://www.avvocatoinfamiglia.com/iscriviti-o-rinnova/
Associazione Avvocato in Famiglia ETS
Cell. PRIMA EMERGENZA: 338 83 10 374
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