Chi ha debiti non è un cattivo pagatore: è una persona che ha bisogno di giustizia
In Italia esiste ancora uno stereotipo duro a morire: chi ha debiti viene percepito come un “cattivo pagatore”.
Nulla di più lontano dalla realtà.
Dietro la maggior parte delle situazioni di sovraindebitamento non ci sono leggerezza o incoscienza: ci sono storie di vita vere, spesso dolorose, che possono colpire chiunque.
Le vere cause del sovraindebitamento: la realtà che nessuno racconta
I numeri parlano chiaro e, purtroppo, non mentono.
1. Le separazioni.
Oltre il 48% dei matrimoni finisce con una separazione. Questo significa due case, due affitti, due gestioni economiche e, spesso, cause giudiziarie con costi pesanti. Per molti è l’inizio del crollo finanziario.
2. La perdita del lavoro o la riduzione dello stipendio.
Un imprevisto che può ribaltare equilibri che sembravano solidi. Quando entrano meno soldi, le rate restano le stesse. E iniziano i problemi.
3. La malattia.
Quando la salute vacilla, vacilla tutto. Cure, visite, assenze dal lavoro: una spirale che può travolgere anche le famiglie più organizzate.
Queste condizioni non dipendono dalla volontà della persona, eppure generano un impatto devastante sul piano economico e psicologico.
Chi chiede aiuto vuole solo una cosa: tornare a pagare in modo sostenibile
Contrariamente al pregiudizio diffuso, chi si rivolge alle procedure di composizione della crisi non vuole “scappare dai debiti”.
Vuole pagarli, ma in modo sostenibile, proporzionato alle proprie entrate, secondo quanto stabilito dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (d.lgs. 14/2019).
Desidera una sola cosa: rientrare nella legalità senza essere schiacciato.
E se lo Stato non tende la mano a queste persone, il rischio è enorme.
Il rischio nascosto: far perdere fiducia nella legge
Quando una persona onesta, colpita dalla vita, non trova un percorso legale per rialzarsi, accade qualcosa di grave.
Non solo sul piano economico, ma su quello sociale.
Se la legge non dà soluzioni, la persona smette di crederci.
E quando si perde fiducia nella giustizia, ci si arrende.
È qui che nasce il vero pericolo: il cittadino disperato può diventare un contribuente “irregolare”, non per scelta, ma per sopravvivenza.
Lo Stato, così, perde due volte:
– perde un contribuente;
– perde un cittadino che crede nelle istituzioni.
Intervenire è doveroso: per le persone e per il sistema Paese
Aiutare chi è sommerso dai debiti non è un gesto di bontà.
È un dovere civile.
Significa restituire dignità a persone perbene che hanno subito un colpo duro e meritano una seconda possibilità davvero accessibile.
Far accedere queste famiglie ai percorsi previsti dalla legge – dalla procedura di esdebitazione fino alla ristrutturazione del debito – significa rimetterle in carreggiata, riportarle nella legalità e far sì che possano contribuire all’economia senza vivere nell’angoscia.
Ridare fiducia nella legge è l’unico modo per avere cittadini che continuano a rispettarla.
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