IL TUO DEBITO È DIVENTATO IL BUSINESS DI QUALCUN ALTRO: prima di pagare, controlla chi lo ha comprato
Banche e finanziarie vendono miliardi di crediti deteriorati a investitori specializzati. Il nuovo proprietario può chiederti il pagamento,
ma deve poter dimostrare di essere davvero titolare del tuo credito. Ed è proprio qui che, qualche volta, iniziano i problemi.
C’è una domanda che molti debitori non si fanno mai:
«La società che oggi mi chiede €10.000, quanto ha pagato per comprare il mio debito?»
La risposta può sorprendere.
Quando una banca considera un credito difficile da recuperare può decidere di non inseguirlo direttamente per anni. Può inserirlo insieme a centinaia o migliaia di altre posizioni in un portafoglio e cederlo a un investitore specializzato.
Da quel momento il debito cambia proprietario.
E ciò che per la banca rappresentava un problema diventa, per qualcun altro, un investimento.
IL PREZZO DEL DEBITO NON È QUELLO CHE VEDI SULLA LETTERA
Qui bisogna distinguere due numeri completamente diversi.
Il primo è quanto il debitore deve contrattualmente.
Il secondo è quanto l’investitore paga per acquistare quel credito.
Secondo gli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia, nel 2024 le sofferenze bancarie cedute sono state acquistate mediamente al 24% dell’esposizione lorda.
Per le posizioni prive di garanzie reali il prezzo medio è stato circa il 18%.
Tradotto in termini molto semplici, una posizione contabilizzata per €10.000 non significa necessariamente che sia stata acquistata per €10.000.
Potrebbe essere stata ceduta per una cifra notevolmente inferiore.
Attenzione però: questo non significa che il debitore possa automaticamente estinguere €10.000 pagando il prezzo sostenuto dall’acquirente.
Il prezzo della cessione riguarda il rapporto economico tra cedente e cessionario e, di per sé, non modifica l’ammontare dell’obbligazione del debitore.
Ma sapere come funziona questo mercato aiuta a capire una cosa fondamentale:
quando arriva una società di recupero crediti, pagare immediatamente non è necessariamente la prima cosa da fare.
Prima bisogna controllare.
PERCHÉ COMPRARE UN VECCHIO DEBITO PUÒ ESSERE UN BUON AFFARE
Il meccanismo economico è semplice.
Un investitore acquista un portafoglio contenente migliaia di posizioni deteriorate.
Sa perfettamente che non recupererà tutto da tutti.
Alcuni debitori saranno irreperibili.
Alcuni saranno incapienti.
Alcuni crediti saranno difficili da documentare.
Su altri potrebbero emergere contestazioni.
Con altri debitori verranno invece raggiunti accordi, rateizzazioni e saldo e stralcio.
L’investimento funziona quando, complessivamente, quanto viene recuperato supera prezzo di acquisto, costi di gestione, spese giudiziarie e rendimento atteso.
Non stiamo parlando di un fenomeno marginale.
PwC descrive l’Italia come uno dei mercati NPE più maturi d’Europa e indica transazioni annuali stabilizzate intorno ai 20 miliardi di euro.
È quindi un vero mercato finanziario.
Ma dall’altra parte di quelle operazioni non ci sono soltanto numeri.
Ci sono famiglie, pensionati, lavoratori e imprese.
LA CESSIONE DEL CREDITO È LEGALE. MA NON È UNA LICENZA PER PRETENDERE QUALSIASI COSA
Questo punto deve essere chiarissimo.
Comprare crediti deteriorati è un’attività prevista e regolamentata dalla legge.
Il D.Lgs. 30 luglio 2024 n. 116 ha recepito in Italia la Direttiva europea 2021/2167 relativa agli acquirenti e ai gestori di crediti deteriorati.
Dal marzo 2025 sono inoltre operative le nuove disposizioni della Banca d’Italia riguardanti gli operatori che gestiscono queste posizioni.
La novità è particolarmente interessante per il debitore.
Le disposizioni stabiliscono principi di correttezza, diligenza e trasparenza e impongono che le comunicazioni siano corrette, chiare e non ingannevoli.
Soprattutto, il recupero deve avvenire senza molestie, coercizioni o indebito condizionamento.
DAL 2025 IL DEBITORE DEVE RICEVERE INFORMAZIONI PRECISE
Per le operazioni alle quali si applica la nuova disciplina, prima dell’avvio delle successive attività di recupero deve essere fornita al debitore una comunicazione relativa alla cessione.
Tra le informazioni previste figurano:
chi ha acquistato il credito;
chi lo sta gestendo;
quando è avvenuta la cessione;
un punto di contatto al quale rivolgersi;
e soprattutto:
l’importo richiesto, distinto tra capitale, interessi, commissioni e altri oneri.
Notate però una cosa.
Tra queste informazioni non compare necessariamente il prezzo pagato dall’investitore per acquistare il vostro singolo credito.
Ed è qui che spesso nasce la domanda del debitore:
«Se avete comprato il mio debito con un forte sconto, perché dovrei restituirvi l’intero importo?»
Giuridicamente la risposta è che il prezzo di acquisto non riduce automaticamente il debito.
Commercialmente, però, quella differenza può creare spazio per una trattativa.
Ed è esattamente per questo che un accordo deve essere studiato e non improvvisato.
LA DOMANDA PIÙ IMPORTANTE NON È: “QUANTO AVETE PAGATO?”
La domanda giuridicamente decisiva è un’altra:
«POTETE DIMOSTRARE CHE IL MIO CREDITO È DAVVERO COMPRESO NELLA CESSIONE?»
La questione è tutt’altro che teorica.
Con l’ordinanza n. 33966 del 24 dicembre 2025, la Cassazione ha ribadito che, nelle cessioni in blocco ex art. 58 TUB, stabilire se la cessione sia effettivamente avvenuta e se comprenda proprio il credito contestato è una questione probatoria che deve essere valutata dal giudice sulla base degli elementi prodotti.
Ancora più esplicita è Cassazione n. 23834 del 25 agosto 2025: in quella vicenda è stato confermato il rigetto della pretesa perché il cessionario non aveva dimostrato adeguatamente che quello specifico credito rientrasse nel perimetro della cessione.
Questo non significa che ogni cessione sia invalida.
Significa qualcosa di molto più serio:
chi pretende denaro deve poter dimostrare il proprio diritto quando la titolarità viene contestata.
PRIMA DI PAGARE UN VECCHIO CREDITO, NOI CONTROLLIAMO
Quando arriva una richiesta proveniente da una società che dichiara di avere acquistato un vecchio finanziamento, la verifica dovrebbe riguardare almeno:
1. Il contratto originario
Bisogna capire da dove nasce realmente il credito.
2. Il saldo richiesto
Capitale, interessi, spese e commissioni devono essere ricostruibili.
3. La catena delle cessioni
Se il credito è passato da più soggetti, bisogna verificare la continuità documentale.
4. La prova dell’inclusione nella cessione
Non basta sempre sapere che “è stato venduto un portafoglio”: deve potersi ricondurre quella specifica posizione al perimetro della cessione secondo le regole applicabili.
5. La prescrizione
Un credito può esistere contabilmente ma non essere più giudizialmente esigibile per intervenuta prescrizione, salvo validi atti interruttivi.
6. Gli eventuali precedenti accordi
Un saldo e stralcio, una liberatoria o un accordo precedente possono cambiare completamente la situazione.
7. La possibilità di una trattativa
Quando la posizione è realmente dovuta, può essere comunque possibile negoziare un importo inferiore oppure una modalità di pagamento sostenibile.
UN ESEMPIO PRATICO
Immaginiamo Marco.
Nome di fantasia, situazione assolutamente frequente.
Anni prima aveva acceso un finanziamento.
Dopo alcune difficoltà economiche aveva smesso di pagare.
Passano gli anni.
Un giorno riceve una lettera:
“Debito residuo: €18.700. Pagare entro dieci giorni.”
La prima reazione sarebbe telefonare e chiedere una rateizzazione.
È precisamente ciò che consigliamo di non fare impulsivamente.
Prima vengono richiesti i documenti.
Si verifica l’origine del credito.
Si controllano gli eventuali atti interruttivi.
Si ricostruiscono le cessioni.
Si verifica chi abbia effettivamente diritto a riscuotere.
Solo dopo si decide se:
contestare, negoziare oppure pagare.
L’ordine delle operazioni cambia tutto.
PRIMA CONTROLLARE. POI TRATTARE. SOLO ALLA FINE PAGARE.
Questo dovrebbe diventare il principio fondamentale per chi riceve una richiesta relativa a un credito ceduto.
Una lettera con un importo scritto in grassetto non dimostra da sola che quell’importo sia corretto e immediatamente dovuto.
Non bisogna ignorare le richieste.
Ma non bisogna nemmeno pagare semplicemente perché una società telefona insistentemente o concede pochi giorni di tempo.
Occorre verificare.
Perché un credito può essere stato ceduto una volta.
Due volte.
Tre volte.
Può avere quindici anni.
Può essere stato oggetto di precedenti accordi.
Può avere problemi documentali.
Oppure può essere perfettamente esigibile, ma consentire comunque una seria trattativa.
Il debito per loro è un investimento.
Per voi rappresenta anni di lavoro e di sacrifici.
Prima di utilizzare quei soldi, fate controllare i documenti.
Avvocato in Famiglia ETS: controlliamo prima che paghiate
Avete ricevuto richieste da una società di recupero crediti, da una SPV, da un servicer o da una società che afferma di aver acquistato un vecchio finanziamento?
Non ignorate la comunicazione, ma non sottoscrivete accordi senza avere prima verificato la posizione.
L’Associazione può supportare gli associati nella ricostruzione documentale, nella verifica della cessione, della prescrizione e nella valutazione di eventuali possibilità di accordo.
🔗 Iscriviti se non trovi un avvocato specializzato oppure se i costi fossero troppo elevati, per ricevere supporto immediato:
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