BASTA DEBITI: QUANDO IL SOVRAINDEBITAMENTO PUÒ DAVVERO FARVI RIPARTIRE
Cartelle, finanziamenti, rate, pignoramenti: quando i debiti diventano insostenibili, continuare a pagare senza una strategia può peggiorare la situazione.
Arriva un momento in cui stipendio o pensione non bastano più.
Mutuo, prestiti, carte revolving, cartelle esattoriali e spese familiari si sommano. Le rate aumentano e ogni mese diventa una rincorsa.
Ma essere sovraindebitati non significa essere senza via d’uscita.
La legge italiana prevede strumenti che, quando ne ricorrono i presupposti, possono consentire di ristrutturare i debiti, ridurne il peso e, in determinate situazioni, ottenere l’esdebitazione.
La vecchia “Legge 3” oggi è diventata qualcosa di più
Per anni si è parlato della Legge 3/2012, conosciuta anche come legge sul sovraindebitamento.
Oggi queste procedure sono disciplinate dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza – D.Lgs. 14/2019.
Tra gli strumenti previsti troviamo:
la ristrutturazione dei debiti del consumatore, prevista dagli artt. 67 e seguenti;
il concordato minore, per determinate categorie di debitori;
la liquidazione controllata;
l’esdebitazione, compresa, nei casi previsti dalla legge, quella del debitore incapiente.
Non significa che ogni debito possa essere cancellato automaticamente.
Significa però una cosa molto importante: anche quando non riuscite più a pagare tutto, la legge può offrire una strada per ripartire.
Prima di parlare di “cancella debiti”, bisogna controllare i debiti
Questo è il punto che spesso viene dimenticato.
Prima di avviare una procedura di sovraindebitamento bisogna verificare che cosa state realmente pagando e a chi.
Un debito potrebbe essere prescritto.
Una società di recupero potrebbe non avere prodotto tutta la documentazione necessaria.
Una cartella potrebbe presentare criticità.
Un finanziamento potrebbe dover essere analizzato.
Oppure potrebbe essere possibile raggiungere un saldo e stralcio, evitando una procedura più complessa.
Per questo il nostro principio è semplice:
la procedura di sovraindebitamento deve essere una soluzione, non il punto di partenza.
Anche il comportamento delle banche può avere importanza
La disciplina attuale presta attenzione anche al modo in cui il credito è stato concesso.
La Cassazione, con ordinanza n. 20672 del 22 luglio 2025, è intervenuta proprio sul ruolo del creditore che abbia contribuito colpevolmente alla situazione di sovraindebitamento o abbia violato gli obblighi di valutazione del merito creditizio.
È un tema tecnico, ma il principio pratico è semplice:
non sempre tutta la responsabilità dell’indebitamento può essere automaticamente scaricata sul consumatore.
“Non riuscivo più nemmeno a capire quanto dovevo”
È una frase che sentiamo frequentemente.
Una famiglia può avere cinque, sei o dieci posizioni aperte contemporaneamente: finanziamenti, carte, Agenzia Entrate-Riscossione, vecchi crediti ceduti e rate arretrate.
Il primo risultato importante, spesso, non è nemmeno “cancellare il debito”.
È fare ordine.
Capire quali somme siano effettivamente dovute, quali possano essere contestate, quali negoziate e quale strumento giuridico sia realmente sostenibile.
Solo dopo si decide come intervenire.
Siete sommersi dai debiti? Non aspettate il prossimo pignoramento
Il peggior errore è affrontare ogni richiesta singolarmente, pagando oggi chi telefona più forte e rimandando il problema a domani.
Prima di pagare, fate analizzare l’intera situazione debitoria.
Potrebbe esserci una soluzione stragiudiziale.
Potrebbe essere possibile negoziare.
Oppure potreste avere i requisiti per accedere a una delle procedure previste dal Codice della Crisi.
L’importante è intervenire prima che la situazione diventi ancora più difficile da gestire.
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