DESTRA E SINISTRA: SAPETE DAVVERO DA DOVE NASCONO QUESTE PAROLE?

Le utilizziamo ogni giorno per parlare di politica.

Ma “destra” e “sinistra” non nacquero come ideologie: indicavano, letteralmente, il posto occupato dai deputati in un’assemblea.

Tutto cominciò durante la Rivoluzione francese.

Oggi diciamo con estrema facilità:

«Quello è di destra.»

Oppure:

«Quello è di sinistra.»

Ma quanti conoscono davvero l’origine di queste due parole?

Per capirla dobbiamo tornare indietro di oltre due secoli, nella Francia del 1789, quando un’intera società cominciò a mettere in discussione monarchia assoluta, privilegi e distribuzione del potere.

Ed è curioso scoprire che due delle parole più potenti della politica contemporanea nacquero, almeno inizialmente, da una cosa semplicissima:

dove ci si sedeva.

1789: L’ANNO CHE CAMBIÒ LA POLITICA EUROPEA

Il 5 maggio 1789 Luigi XVI convocò a Versailles gli Stati Generali, composti dai rappresentanti del clero, della nobiltà e del Terzo Stato.

La Francia attraversava una gravissima crisi finanziaria e sociale.

Poche settimane dopo, il 17 giugno 1789, i rappresentanti del Terzo Stato si proclamarono Assemblea nazionale.

Il processo rivoluzionario era ormai cominciato.

Il 14 luglio 1789 arrivò l’evento destinato a diventare il simbolo della Rivoluzione: la presa della Bastiglia.

Ma attenzione: la Rivoluzione francese non terminò quel giorno.

La presa della Bastiglia rappresentò uno dei suoi momenti più emblematici all’interno di un processo politico e sociale molto più lungo, convenzionalmente collocato tra il 1789 e il 1799. (Treccani)

POI ARRIVÒ UNA DOMANDA DECISIVA: QUANTO POTERE DOVEVA CONSERVARE IL RE?

Nell’estate del 1789 l’Assemblea nazionale costituente stava cercando di costruire un nuovo ordinamento.

Uno dei problemi fondamentali riguardava Luigi XVI.

La monarchia sarebbe sopravvissuta?

E soprattutto: quale potere avrebbe avuto il re sulle decisioni dell’Assemblea?

Tra le questioni più controverse vi era il diritto di veto, cioè la possibilità per il sovrano di opporsi alle leggi approvate dai rappresentanti della nazione.

Fu durante questi contrasti che la disposizione fisica dei deputati assunse un significato politico.

Coloro che tendevano a difendere maggiormente l’autorità monarchica e posizioni più conservative si collocavano alla destra del presidente dell’Assemblea.

Coloro che chiedevano trasformazioni più profonde e una maggiore limitazione del potere monarchico tendevano invece a sedersi alla sinistra.

Da una disposizione nell’aula nacque progressivamente un linguaggio destinato a sopravvivere per secoli. (HISTORY CHANNEL ITALIA)

ECCO PERCHÉ OGGI PARLIAMO DI “DESTRA” E “SINISTRA”

Con il passare del tempo quelle due indicazioni geografiche diventarono categorie politiche.

La destra venne storicamente associata, con molte differenze tra epoche e Paesi, alla conservazione dell’ordine esistente, alla tradizione, alla proprietà e all’autorità.

La sinistra venne progressivamente associata alle istanze di cambiamento, all’uguaglianza politica e sociale e successivamente ai movimenti popolari, socialisti e progressisti.

Ma sarebbe un errore pensare che le idee della destra del 1789 coincidano automaticamente con quelle della destra contemporanea.

E lo stesso vale per la sinistra.

Duecento anni di storia hanno cambiato radicalmente entrambe.

La stessa Treccani ricorda che il significato politico di questi termini ha subito profonde variazioni a seconda delle epoche e dei Paesi. (Treccani)

LA COSA PIÙ INTERESSANTE? NELLA RIVOLUZIONE LA “DESTRA” E LA “SINISTRA” CAMBIAVANO CONTINUAMENTE

La storia diventa ancora più interessante qualche anno dopo.

Durante la Convenzione nazionale, iniziata nel 1792, i Girondini occupavano tendenzialmente la parte destra dell’assemblea, mentre i Montagnardi sedevano a sinistra.

Eppure entrambi erano schieramenti nati dalla Rivoluzione e favorevoli alla Repubblica.

Questo dimostra un fatto fondamentale:

destra e sinistra sono sempre concetti relativi al contesto storico nel quale vengono utilizzati.

Chi era considerato radicale nel 1789 poteva apparire moderato pochi anni dopo.

Durante la Convenzione, infatti, i Girondini finirono per rappresentare l’ala più moderata rispetto ai Montagnardi. (larousse.fr)

NON SOLO POLITICA: LA RIVOLUZIONE CAMBIÒ ANCHE LE PAROLE

La Rivoluzione francese non trasformò soltanto istituzioni e governi.

Trasformò il linguaggio.

Molte parole entrarono stabilmente nel vocabolario politico europeo.

CITTADINO

Prima della Rivoluzione, l’individuo era soprattutto suddito del sovrano.

La nuova cultura politica impose progressivamente un concetto completamente diverso:

il cittadino è titolare di diritti.

Il 26 agosto 1789 la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino affermò che gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti e che la sovranità appartiene alla nazione. (Assemblea Nazionale)

Non era semplicemente un cambiamento lessicale.

Era un cambiamento nella concezione stessa dello Stato.

CLUB

Durante la Rivoluzione nacquero numerosi club politici.

Giacobini, Cordiglieri e altri gruppi diventarono luoghi di discussione e organizzazione politica e possono essere considerati, pur con tutte le necessarie differenze storiche, antenati delle moderne organizzazioni partitiche.

GIACOBINI

I Giacobini furono uno dei gruppi più importanti e radicali della Rivoluzione.

Il termine “giacobino” è rimasto nel linguaggio politico anche successivamente, utilizzato spesso per indicare posizioni fortemente centraliste, radicali o rivoluzionarie.

È però troppo semplicistico affermare che il giacobinismo sia semplicemente “confluito nel marxismo”: il marxismo nascerà molti decenni dopo, in un contesto storico, economico e filosofico completamente differente.

GIRONDINI

Anche qui occorre fare una precisazione.

Non erano semplicemente “deputati eletti nella Gironda”.

Il gruppo si formò attorno a figure come Jacques Pierre Brissot e comprendeva alcuni importanti deputati provenienti dalla Gironda, ma non esclusivamente.

Il termine stesso “Girondini” si consolidò soprattutto successivamente.

SANCULOTTI

I sans-culottes rappresentavano soprattutto i settori popolari urbani della Rivoluzione.

Il nome derivava dal fatto che non indossavano le culottes, i pantaloni corti tipici delle classi più abbienti, ma pantaloni lunghi.

Diventarono uno dei simboli della partecipazione popolare alla Rivoluzione.

E LA MARSIGLIESE?

Anche sulla Marsigliese vale la pena correggere una data spesso riportata erroneamente.

Claude-Joseph Rouget de Lisle compose il Chant de guerre pour l’armée du Rhin nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1792.

Il canto venne poi adottato dai volontari provenienti da Marsiglia e diventò talmente popolare da essere identificato come La Marseillaise.

Fu proclamato canto nazionale il 14 luglio 1795. (elysee.fr)

DESTRA CONTRO SINISTRA: LA STORIA CI INSEGNA A NON SEMPLIFICARE

Ed eccoci alla parte forse più interessante.

Quando oggi sentiamo parlare di destra e sinistra abbiamo la tentazione di immaginare due contenitori perfettamente definiti.

La storia racconta qualcosa di diverso.

Le idee cambiano.

Le società cambiano.

Le priorità politiche cambiano.

Ciò che duecento anni fa poteva essere considerato rivoluzionario oggi può essere considerato patrimonio comune di sistemi democratici molto diversi tra loro.

Persino concetti come libertà individuale, sovranità popolare, uguaglianza davanti alla legge e rappresentanza politica, nati attraverso conflitti durissimi, appartengono oggi alla struttura costituzionale delle democrazie contemporanee.

PRIMA DELLE ETICHETTE, VENGONO LE IDEE

Forse la lezione più interessante della Rivoluzione francese non è stabilire chi avesse ragione tra “destra” e “sinistra”.

È capire come sono nate queste categorie.

Conoscere la storia permette infatti di fare qualcosa che nel dibattito pubblico diventa sempre più difficile:

giudicare un’idea per quello che contiene, e non soltanto per l’etichetta che qualcuno le applica.

La destra e la sinistra esistono ancora.

Ma non sono fotografie immobili scattate nel 1789.

Sono categorie politiche che hanno attraversato rivoluzioni, monarchie, repubbliche, industrializzazione, guerre mondiali e trasformazioni sociali.

Conoscerne l’origine significa comprendere un po’ meglio anche il linguaggio politico che utilizziamo oggi.

Perché prima di scegliere da che parte stare, sarebbe sempre utile sapere da dove arrivano le parole che usiamo.

Associazione Avvocato in Famiglia ETS

Difendere i cittadini significa anche contribuire alla conoscenza dei loro diritti, delle istituzioni e della storia che li ha costruiti.

Informarsi è il primo modo per essere cittadini, non semplicemente spettatori.

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