Un’azienda non sarà più costretta a pagare 113mila euro di tributi e contributi. L’ottimo successo è stato raggiunto dai legali del team di Avvocato in Famiglia, grazie a un’istanza in autotutela presentata all’Agenzia delle entrate e riscossione di Cremona.

Procedura semplice

«La procedura è semplice ma sempre delicata e richiede grande attenzione – spiegano gli avvocati Federica di Franco ed Emanuel Gennaro -. Con l’istanza in autotutela, il debitore contesta le cartelle emesse dall’Agenzia. Questa ha tempo fino a 220 giorni da ricevimento della notifica per dare una risposta. Se, dopo 220 giorni, non è stata data alcuna replica, le cartelle sono annullate, ecco quindi la grande importanza nel bene compilare tale istanza ».

Silenzio/assenso

In realtà, l’Agenzia delle entrate e riscossione potrebbe successivamente emettere altre cartelle. Queste però possono essere contestate proprio sulla base della mancata risposta dopo i 220 giorni. «La contestazione – continuano gli avvocati – dev’essere fatta nelle sedi opportune: commissione tributaria (se si tratta di tributi), giudice di pace (bolli e multe stradali), tribunale ordinario/sezione lavoro (contributi previdenziali). In ogni caso, abbiamo in mano un’arma potente per difendere chi non ce la fa, chi non può pagare perché in forte difficoltà».

Un’impresa rinata grazie alla strategia semplice 

Nel caso affrontato dagli avvocati Federica di Franco ed Emanuel Gennaro, l’azienda era entrata in profonda crisi e non riusciva più a onorare i debiti. Grazie all’istanza in autotutela, si è garantita all’impresa una boccata di aria e di poter tornare a gestire la sua attività con maggiore serenità.

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