DEBITO PUBBLICO: SÌ, MA NEI CONFRONTI DI CHI?

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DEBITO PUBBLICO: SÌ, MA NEI CONFRONTI DI CHI?

Debito pubblico: A chi deve pagarlo ogni Nazione?

Debito pubblico: a chi deve pagarlo ogni nazione?

A chi vanno pagati i famosi soldi del debito pubblico e, soprattutto, è possibile che un paese riesca ad estinguerlo una volta per tutte?

 

E’ oramai in bocca ad ogni politico: “Aumentiamo le tasse per sanare il debito pubblico!” o ancora  “Non possiamo comprare nulla per gli Ospedali e nemmeno per le scuole!” (spingendoci quindi verso il privato servizio), oramai luogo di incontro tra giovani e sempre meno luogo di cultura storica.

Ma a chi dobbiamo dare questo denaro?  Come Kennedy (strano vero che sia stato assassinato e in due mesi sia stato cancellato il suo emendamento  ve ne parlo QUI) , trovo il modo di estinguerlo definitivamente attraverso l’emendamento 11.110.

Siamo talmente abituati a sentirne parlare che quasi ce ne siamo dimenticati. Eppure il debito pubblico è quell’enorme orco (travestito da banchiere privato)  che si mangia, a bocconi più o meno grandi, la nostra economia ed i nostri risparmi, nonché il 90% delle tasse. 

Ma chi non paga le tasse, perché non ha più denaro, è davvero un evasore?

Come si arriva ad un debito pubblico così spropositato come quello italiano? E a chi lo si deve pagare? A chi deve restituire ogni nazione tutti quei miliardi di euro? È previsto che uno stato possa liberarsene? La risposta è no.

L’Italia ha il debito pubblico più alto tra i principali paesi europei.

Questo supera il 130% del Prodotto interno lordo (il Pil), cioè la ricchezza che genera uno Stato.

Insomma, quello che facciamo non basterà a pagare quello che dobbiamo. Ma allora cosa dobbiamo fare per guadagnare di più del debito (qui vi spieghiamo quando passa in prescrizione), in modo da azzerarlo?

 

Che cos’è il debito pubblico

Partiamo proprio dalla base, cioè dalla definizione di debito pubblico. Si tratta, appunto, del debito che uno Stato contrae con dei soggetti economici nazionali o stranieri, ma comunque privati banchieri.

Può essere, ad esempio, una banca, un’impresa, un grande gruppo assicurativo

Questi soggetti sono diventati creditori perché hanno acquisito delle obbligazioni o dei titoli di Stato con cui un Paese copre il proprio fabbisogno di cassa, oppure il deficit del bilancio pubblico.

 

Come tengono sotto controllo il debito pubblico i nostri politici

Il debito pubblico costringe lo Stato a garantire la copertura finanziaria nei tempi e nei modi stabiliti dai titoli stessi. Vanno calcolati anche gli interessi, per evitare il rischio di insolvenza sovrana, cioè di fallimento totale. Come si fa? Le strade più comunemente perseguite sono le politiche:

  • Di risanamento dei conti pubblici passano dall’austerità e possono portare all’abbattimento del deficit pubblico, o all’avanzo primario. In parole povere l’aumento delle entrate (più tasse per i cittadini) e la lotta all’evasione fiscale portano più soldi nelle casse statali, facendo diminuire la spesa pubblica (la famosa spending review).
  • Del cosiddetto bilancio espansivo, cioè l’immissione di liquidità per stimolare la crescita economica e, di conseguenza, il Pil ed il gettito fiscale.

 

A chi si deve pagare il debito pubblico

In linea generale, i creditori, cioè quelli a cui le nazioni devono pagare il debito pubblico, appartengono a tre categorie:

  • Settore finanziario, quindi banche e assicurazioni ( soggetti privati che hanno il monopolio della stampa del denaro).
  • Settore non finanziario (quindi le famiglie o le imprese).
  • Investitori esteri (le grandi banche internazionali, i fondi pensioni oltrefrontiera, i gestori di patrimoni, ecc).

Sono questi ultimi, ovvero gli investitori stranieri, quelli che per la maggior parte acquistano i titoli di stato. Quindi è a loro che ogni nazione deve pagare il debito pubblico che hanno acquisito.

Dato da non trascurare: i titoli di credito che rappresentano il debito di un Paese scadono di norma entro un anno. Significa che, a quel punto, il paese emettitore deve rifinanziare quei titoli, convincendo gli investitori (interni ed esteri) ad acquistarli di nuovo, per garantire l’entrata di nuove risorse nelle casse dell’Erario pubblico.

Senza entrare in valutazioni di tipo politico c’è da dire che, a differenza di quello che succede altrove, l’Italia è l’eccezione che conferma la regola. È uno degli Stati, cioè, a cui gli investitori esteri si affacciano di meno. Secondo gli ultimi dati, poco più del 37% del debito pubblico italiano è nel portafoglio delle istituzioni finanziarie straniere, contro il 50% abbondante della Francia (che, tra l’altro, insieme alla Germania, sarebbe il maggiore investitore estero in debito pubblico italiano), o il quasi 60% del Portogallo.

Indice di scarsa fiducia questo. A quanto pare, all’estero non metterebbero volentieri la mano sul fuoco sul fatto che l’Italia riesca a ripagare il proprio debito.

 

La sfiducia nell’Italia

Tuttavia, c’è da guardare l’altra faccia della medaglia. Il nostro Paese registra una delle percentuali più alte di istituzioni che investono in titolo di Stato. Circa il 60% dei creditori sono banche e assicurazioni italiane. Alle quali, naturalmente, vanno aggiunte la Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea.

E le famiglie? Anche al cittadino comune si deve pagare una parte di debito pubblico? In realtà, gli italiani investono poco rispetto ad altri Paesi in questo tipo di titoli: si parla di poco più del 5%.

 

Ora la domanda a cui nessuno può rispondere

Perché uno stato, il cui popolo è sovrano, deve lasciare in mano ai

banchieri privati  la stampa del denaro?

Godetevi questi video per saperne di più!