ANCHE I LAVORATORI AUTONOMI HANNO DIRITTO AL MINIMO VITALE

Finalmente anche la Cassazione si è pronunciata dandoci ragione. Anche il lavoratore autonomo ha diritto a un minimo vitale in caso di sequestro dei conti correnti, il giudice deve però valutare caso per caso.
Il giudice deve valutare il minimo vitale, caso per caso, in base alle allegazioni che provano la complessiva situazione patrimoniale e reddituale della persona i cui beni sono stati sottoposti a vincolo. Anche il lavoratore autonomo quindi ha diritto a un suo minimo vitale. Queste le precisazioni contenute nella Cassazione n. 795/2022 .
Il sequestro impedisce il lavoro proprio e dei dipendenti (se presenti)
Le ragioni sostenute :
- Con il primo motivo ritiene che il provvedimento di sequestro violi l’art. 2 della Costituzione e il protocollo 1 Cedu, perché non è stato rispettato il principio di proporzionalità nell’applicazione della misura cautelare. Il ricorrente a causa del sequestro ha infatti subito il blocco di tutte le sue disponibilità economiche tanto che non può riscuotere le competenze della sua attività professionale, con conseguente privazione dei mezzi di sussistenza per se e la sua famiglia. Il soggetto ritiene quindi che nel suo caso sia stato violato il principio di solidarietà che impone di garantire all’indagato il minimo vitale. Il Tribunale inoltre, non valutando le sue dichiarazioni dei redditi, non ha compreso che l’indagato trae i suoi guadagni solo dall’attività professionale di commercialista, che il sequestro impedisce totalmente.
- Con il secondo motivo ritiene violati anche gli articoli 2, 4 e 36 della Costituzione perché a causa del sequestro non è più in grado di pagare gli stipendi ai propri dipendenti, in violazione con quanto sancito dalla stessa Cassazione, ossia che “la proporzionalità della misura cautelare deve essere valutata oltre che in relazione alle esigenze di vita strettamente personali, anche avendo riguardo alle esigenze lavorative proprie e altrui”.
Dopo avere richiamato la normativa e i principi in materia di sequestro dello stipendio o della pensione dei lavoratori dipendenti gli Ermellini precisano che, in effetti “solo l’interessato può evidenziare se, e in che misura, sussiste l’esigenza di un limite al sequestro al fine di assicurargli il c.d. “minimo vitale”. L’individuazione di un limite di questo tipo al sequestro, infatti, non è oggettivamente determinabile, ma richiede un’analisi della complessiva situazione patrimoniale e reddituale della persona i cui beni sono stati sottoposti a vincolo.”
Di recente è stato precisato al riguardo che: “il giudice deve procedere a motivata verifica, sulla base delle allegazioni sottoposte al suo vaglio, della proporzionalità del sequestro preventivo di somme di denaro nella disponibilità dell’indagato con riguardo alla loro provenienza in funzione del quantum necessario a soddisfare le esigenze minime di vita.”
Trattasi di “richieste del tutto al di fuori dei parametri valutabili ai fini del dissequestro di somme già presenti sul conto corrente al momento dell’apposizione del vincolo.” Da tenere presente inoltre, ricordano gli Ermellini, che è possibile aprire un altro conto corrente per fare fronte alle esigenze familiari e lavorative.
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