Perché si dice “passare una notte in bianco”? La risposta non è (solo) insonnia!
Curiosità dal mondo che è bello sapere e… raccontare!
Chi non ha mai detto, almeno una volta, “Ho passato la notte in bianco”? Magari dopo un esame, una maratona Netflix, o – peggio – una zanzara in camera con la grinta di un elicottero militare.
Ma da dove viene davvero questa espressione? Perché proprio “in bianco”? E non, che so, in grigio fumo o in blu insonnia?
Un salto nel Medioevo (senza cavallo, tranquilli)
L’origine è tutta medievale e… molto più nobile di quanto pensiate.
Nel bel mezzo dell’epoca di cavalieri, spade e castelli, c’era una cerimonia importantissima chiamata “investitura”, durante la quale un giovane veniva ufficialmente nominato cavaliere. E no, non bastava mettersi un’armatura lucida e salire su un cavallo: serviva preparazione, e pure una certa solennità.
La notte prima della cerimonia, l’aspirante cavaliere veniva vestito di bianco – simbolo di purezza – e mandato a vegliar le armi, ovvero a pregare e meditare senza dormire, in una cappella o in un luogo sacro. Niente letto, niente piumone, niente spuntino di mezzanotte: solo silenzio, riflessione e un sacco di pensieri sull’onore, il coraggio e… probabilmente anche su quanto sarebbe stato comodo un cuscino.
Bianco = Puro, ma anche… Svegliissimo
Il bianco rappresentava la purificazione: il cavaliere si preparava così alla nuova vita di responsabilità e gloria. Insomma, un po’ come il nostro giorno prima del matrimonio… solo con meno confetti e più digiuno.
Questa veglia notturna prese quindi il nome di “notte in bianco”, e il significato si è poi trasformato nel tempo per indicare qualsiasi notte passata senza chiudere occhio – anche se non avete ricevuto la spada sulla spalla.
Il salto ai giorni nostri (e a Italo Calvino)
A rendere popolare l’espressione con il significato moderno ci ha pensato niente meno che Italo Calvino, nel suo romanzo Il visconte dimezzato (1952). Scriveva:
“Adesso non voleva pensare, aveva passato la notte in bianco, aveva sonno.”
Altro che investitura! Lui, poverino, aveva solo bisogno di dormire. Come tutti noi dopo una serata passata tra pensieri, stress e maratone di pensieri infiniti.
Conclusione (ma non andare a dormire adesso!)
Oggi diciamo “notte in bianco” quando non abbiamo chiuso occhio, ma in fondo stiamo solo facendo un po’ come i cavalieri: affrontando le nostre battaglie quotidiane, solo senza armatura (che tra l’altro non è nemmeno comoda per dormire).
Ora che lo sai, la prossima volta che ti trovi sveglio alle 4 del mattino… potrai sempre dire che stai onorando una tradizione cavalleresca. E magari sentirti un po’ più nobile anche tu.
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