DEBITI CON FINDOMESTIC: PRIMA DI ARRENDERVI, FATE VALERE I VOSTRI DIRITTI

Una famiglia aveva due debiti. Ha deciso di non subirli più passivamente.

Una carta revolving.
Un prestito personale.
Rate diventate sempre più difficili da sostenere.

È una situazione nella quale possono ritrovarsi molte famiglie: finché entra uno stipendio tutto sembra gestibile, poi arriva un problema economico, una perdita di lavoro, una separazione, una malattia o semplicemente un aumento delle spese familiari.

E ciò che prima era una rata diventa un peso.

La storia che raccontiamo è reale.

Una famiglia nostra associata aveva due posizioni debitorie con Findomestic.

Invece di continuare a vivere tra telefonate, solleciti e paura del futuro, ha deciso di fare una cosa molto semplice:

ha iniziato a verificare e ad esercitare i propri diritti di debitore.

Il percorso di interlocuzione ha portato a un accordo con una riduzione del debito del 70% e la possibilità di pagare l’importo concordato attraverso una rateizzazione.

Un risultato importante.

Ma soprattutto una lezione che dovrebbe interessare chiunque abbia un debito.

Essere debitori non significa essere senza diritti

Questo è il punto che vogliamo trasmettere.

Avere un debito non significa dover accettare qualsiasi richiesta senza verificarla.

Il creditore ha certamente diritto a ottenere quanto effettivamente dovuto.

Ma anche il debitore ha diritti.

Prima di riconoscere definitivamente una posizione, è opportuno verificare:

  • quale contratto ha originato il credito;
  • quanto capitale è stato effettivamente finanziato;
  • quali pagamenti sono già stati effettuati;
  • come sono stati calcolati interessi e altri costi;
  • quale sia il saldo effettivamente richiesto;
  • se il credito sia ancora del finanziatore originario oppure sia stato ceduto;
  • se esistano contestazioni giuridiche o contabili;
  • se sia possibile aprire una trattativa sostenibile.

Prima verificare. Poi comprendere. Infine decidere come agire.

Avete diritto a chiedere i documenti

Uno degli strumenti più importanti è spesso anche uno dei meno utilizzati.

L’articolo 119 del Testo Unico Bancario consente al cliente di chiedere alla banca o all’intermediario copia della documentazione relativa alle singole operazioni effettuate negli ultimi dieci anni.

In termini semplici significa una cosa:

non dovete necessariamente accettare un numero perché qualcuno ve lo comunica.

Potete chiedere i documenti necessari per comprendere come quella somma sia stata determinata.

E quando il debito è stato ceduto a una società terza, diventa altrettanto importante verificare chi sia effettivamente titolare del credito.

La Cassazione ha più volte ribadito principi importanti sull’onere della prova relativo all’esistenza e alla titolarità del credito.

Il messaggio pratico è semplice:

una richiesta di pagamento deve poter essere verificata.

Il primo errore è pagare soltanto perché avete paura

Una telefonata insistente.

Una lettera.

Una società di recupero crediti.

Una raccomandata.

Sono situazioni che possono creare una forte pressione psicologica.

Ma la paura è una pessima consigliera.

Questo non significa invitare qualcuno a non pagare i propri debiti.

Significa esattamente il contrario:

pagare ciò che è realmente dovuto, dopo aver compreso la propria posizione.

Prima di effettuare pagamenti, sottoscrivere piani di rientro o riconoscere formalmente determinate somme, può quindi essere opportuno effettuare una verifica professionale.

Il secondo errore è aspettare troppo

Molte persone chiedono aiuto quando la situazione è già precipitata.

Arriva il decreto ingiuntivo.

Arriva il precetto.

Arriva il pignoramento.

E soltanto allora cercano qualcuno che possa intervenire.

È possibile difendersi anche nelle fasi giudiziarie, quando ne ricorrono i presupposti.

Ma affrontare il problema prima permette normalmente di avere più possibilità di scelta.

Una posizione ancora gestibile può essere analizzata, contestata quando necessario e, in alcuni casi, portata a una trattativa.

Saldo e stralcio: non è un regalo e non è un diritto automatico

Facciamo chiarezza.

Nessuna legge obbliga normalmente una banca o una finanziaria ad accettare uno sconto del 30%, 50% o 70%.

Il saldo e stralcio è un accordo.

Il creditore valuta la situazione economica del debitore, le possibilità concrete di recupero, i tempi, i costi e le caratteristiche della posizione.

Il debitore, dal canto suo, deve formulare una proposta seria e sostenibile.

Per questo non esistono percentuali garantite.

Ogni pratica ha una storia diversa.

Il risultato ottenuto dalla famiglia di cui raccontiamo dimostra però un principio molto importante:

trattare può essere possibile.

E soprattutto:

rimanere immobili non è sempre l’unica scelta.

In questo caso Findomestic ha scelto il dialogo

Vogliamo riconoscere anche questo aspetto.

Nella vicenda trattata dall’Associazione, Findomestic ha accettato di aprire un’interlocuzione che ha consentito di raggiungere un accordo sostenibile per la famiglia.

Il dialogo tra debitore e creditore, quando viene condotto seriamente e con documentazione adeguata, può rappresentare una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti.

Il creditore recupera una parte concordata della propria esposizione.

La famiglia può cercare di chiudere una situazione che rischiava di accompagnarla per anni.

Non sempre si raggiunge un accordo.

Ma non tentare significa rinunciare in partenza a questa possibilità.

Se i debiti sono troppi esistono anche altri strumenti

Quando non esiste più soltanto un singolo finanziamento problematico ma una situazione complessiva nella quale i debiti sono diventati oggettivamente insostenibili, la semplice trattativa potrebbe non essere sufficiente.

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede specifiche procedure dedicate anche alle persone sovraindebitate.

Tra queste rientrano, quando ne ricorrono i presupposti:

  • la ristrutturazione dei debiti del consumatore;
  • la liquidazione controllata;
  • le procedure che possono condurre all’esdebitazione.

Non sono scorciatoie.

Richiedono requisiti, documentazione e una valutazione rigorosa della situazione.

Ma dimostrano ancora una volta che il nostro ordinamento non considera il debitore una persona destinata necessariamente a convivere per sempre con una situazione economica senza uscita.

Il vero messaggio di questa storia è rivolto a voi

Non vogliamo raccontarvi soltanto:

“Abbiamo ottenuto uno sconto del 70%.”

Sarebbe troppo semplice.

Vogliamo dirvi qualcosa di più importante:

anche voi dovete iniziare a far valere i vostri diritti.

Se avete un finanziamento che non riuscite più a sostenere, non nascondete le lettere nel cassetto.

Se vi telefona una società che non conoscete, chiedete chi è e quale credito sta richiedendo.

Se il conteggio non vi è chiaro, chiedete la documentazione.

Se il debito è diventato insostenibile, valutate tempestivamente se esista spazio per una trattativa.

Se avete più debiti e non riuscite più a pagarli regolarmente, fate verificare se possano essere utilizzati gli strumenti previsti dal Codice della crisi.

Essere debitori non significa rinunciare ai propri diritti.

Non aspettate che sia il problema a decidere per voi

La famiglia protagonista di questa storia avrebbe potuto continuare ad avere paura.

Ha scelto invece di attivarsi.

Ha fatto analizzare la situazione.

È iniziata un’interlocuzione con il creditore.

E quella trattativa ha prodotto un risultato concreto: la chiusura delle due esposizioni con una riduzione del 70% e un piano di pagamento rateizzato.

Questo risultato riguarda quella specifica pratica e non costituisce garanzia che la stessa percentuale possa essere ottenuta in altri casi.

Ma dimostra che affrontare un debito significa anche conoscere gli strumenti a propria disposizione.

Il debito non va ignorato.

Ma neppure subito passivamente.

Verificatelo. Comprendetelo. E poi decidete come affrontarlo.

Possiamo aiutarvi a verificare la vostra posizione

Se non riuscite a trovare un professionista specializzato oppure se i costi risultano difficilmente sostenibili, potete rivolgervi alla nostra Associazione per ricevere supporto, orientamento e una valutazione della situazione.

L’Associazione ha inoltre già sviluppato interlocuzioni con banche, finanziarie, società di recupero crediti e altre controparti: un’esperienza che può essere utile per impostare correttamente il confronto.

Ogni posizione, naturalmente, deve essere valutata individualmente.

Non promettiamo percentuali di riduzione.

Promettiamo una cosa molto più seria:

verificare prima di arrendersi.

Associazione Avvocato in Famiglia ETS

Per iscriversi:
https://www.avvocatoinfamiglia.com/iscriviti-o-rinnova/

Email: info@avvocatoinfamiglia.com
WhatsApp – Prima Emergenza: 338 83 10 374

Prima verificate. Poi comprendete i vostri diritti. Infine decidete come agire.

 

 

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