Cattivi pagatori e segnalazioni CRIF: le banche hanno regole da rispettare. Conoscete i vostri diritti?
Basta qualche rata non pagata per essere considerati cattivi pagatori? Non sempre. Le segnalazioni nelle banche dati creditizie devono rispettare regole precise. E quando qualcosa non torna, il cittadino ha il diritto di chiedere spiegazioni, correzioni e, nei casi previsti, la cancellazione.
Perdere il lavoro, affrontare una malattia in famiglia o attraversare un periodo di difficoltà economica può rendere complicato pagare puntualmente un mutuo o un finanziamento.
Ma una difficoltà temporanea non dovrebbe trasformarsi automaticamente in una condanna finanziaria.
Essere segnalati in una banca dati creditizia può complicare l’accesso a nuovi prestiti, mutui e finanziamenti. Proprio per questo la legge stabilisce obblighi precisi a carico degli istituti di credito.
Vediamo quali sono e come tutelarsi.
CRIF e cattivi pagatori: cosa significa essere segnalati?
CRIF gestisce uno dei principali Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC) utilizzati in Italia.
Questi archivi raccolgono informazioni sui rapporti finanziari dei cittadini, comprese quelle relative ai pagamenti regolari.
Non sono quindi semplici liste nere di cattivi pagatori.
Le informazioni possono riguardare mutui, prestiti personali, carte di credito, leasing, noleggi a lungo termine e determinate forme di finanziamento digitale.
Il problema nasce quando viene registrata un’informazione negativa, soprattutto se errata, non aggiornata oppure trattata senza rispettare le disposizioni applicabili.
Bastano 100 euro di ritardo per diventare cattivi pagatori?
No. Ed è importante chiarirlo.
Dal 1° gennaio 2021 si applicano criteri europei più rigorosi per la classificazione delle esposizioni bancarie in default, cioè in una situazione di inadempimento rilevante ai fini prudenziali.
Per la soglia legata ai pagamenti scaduti devono ricorrere contemporaneamente queste condizioni:
- Un importo scaduto superiore a 100 euro per le persone fisiche e le piccole e medie imprese con esposizioni trattate come retail, oppure a 500 euro per le altre esposizioni.
- Un importo scaduto superiore all’1% dell’esposizione complessiva rilevante.
- Un superamento delle soglie protratto per oltre 90 giorni consecutivi, secondo la disciplina applicabile.
Ma attenzione: la classificazione in default non produce automaticamente una segnalazione a sofferenza nella Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.
Quest’ultima richiede una valutazione della situazione finanziaria complessiva del soggetto interessato.
Confondere queste diverse procedure significa rischiare di fornire informazioni sbagliate alle famiglie.
Prima della prima segnalazione negativa, la banca deve avvisarvi
Questo è uno dei diritti più importanti.
L’articolo 125 del Testo Unico Bancario e il Codice di condotta dei SIC prevedono specifici obblighi di informazione preventiva.
Per il primo ritardo, nei SIC privati, i dati possono essere resi accessibili agli altri partecipanti soltanto dopo almeno 15 giorni dalla spedizione del preavviso, fermo restando il rispetto degli ulteriori termini previsti.
L’avviso può essere trasmesso anche attraverso strumenti digitali, purché siano rispettate le condizioni previste per garantirne la ricezione.
Un semplice SMS, privo delle necessarie garanzie, non basta automaticamente a dimostrare che il preavviso sia stato correttamente comunicato.
Se non ricordate di aver ricevuto alcun avviso, è opportuno verificare le modalità della comunicazione.
Quanto tempo rimane una segnalazione negativa in CRIF?
I tempi di conservazione non sono uguali per tutti.
| Situazione | Tempo previsto |
|---|---|
| Richiesta di finanziamento | Massimo 180 giorni |
| Richiesta respinta o rinunciata | Massimo 90 giorni dall’aggiornamento dell’esito |
| Ritardo fino a 2 rate o mesi, poi regolarizzato | 12 mesi dalla registrazione della regolarizzazione |
| Ritardo superiore a 2 rate o mesi, poi regolarizzato | 24 mesi dalla registrazione della regolarizzazione |
| Inadempimento non regolarizzato | Di regola 36 mesi dalla scadenza contrattuale o dall’ultimo aggiornamento rilevante, entro il limite massimo di 60 mesi dalla scadenza contrattuale |
| Rapporto regolarmente estinto, dati positivi | Fino a 60 mesi, salvo particolari eccezioni |
Per i ritardi regolarizzati, la cancellazione nei termini indicati presuppone che non siano intervenuti ulteriori ritardi o inadempimenti durante il periodo considerato.
Pagare una rata arretrata non significa necessariamente ottenere l’immediata cancellazione della precedente segnalazione. La regolarizzazione deve però essere correttamente registrata.
Segnalazione sbagliata? Potete contestarla
Il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR) riconosce ai cittadini il diritto di conoscere e verificare le informazioni che li riguardano.
In particolare, gli articoli 15, 16 e 17 disciplinano l’accesso ai dati, la rettifica e, quando ne ricorrono i presupposti, la cancellazione.
Se una segnalazione risulta inesatta, non aggiornata oppure illegittima, è possibile chiedere una verifica formale alla banca o al gestore del SIC.
Non occorre accettare passivamente un’informazione che si ritiene sbagliata.
Attenzione, però: una segnalazione corretta e ancora soggetta ai legittimi tempi di conservazione non può essere cancellata anticipatamente soltanto perché ostacola un nuovo finanziamento.
Le novità normative del 2026
Il Decreto legislativo n. 212 del 31 dicembre 2025, che recepisce la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, rafforza ulteriormente le disposizioni sulla trasparenza delle banche dati.
Tra le nuove previsioni figura l’informazione al consumatore entro 30 giorni dalla registrazione di dati negativi, oltre all’obbligo di preavviso.
L’adeguamento degli operatori è previsto entro il 20 novembre 2026, oppure entro il successivo termine stabilito dalla disciplina transitoria in rapporto alle disposizioni attuative della Banca d’Italia.
È quindi importante distinguere le norme già applicabili dalle ulteriori disposizioni in fase di attuazione.
Cosa fare concretamente se siete stati segnalati?
Il primo passo è ottenere la documentazione.
Occorre verificare chi ha trasmesso la segnalazione, quando è stata effettuata, quali ritardi risultano registrati e se siano stati rispettati i termini previsti.
È possibile richiedere l’accesso ai propri dati direttamente ai gestori dei SIC e alla Banca d’Italia, per gli archivi di rispettiva competenza.
In presenza di anomalie, si può procedere con una richiesta di rettifica, un reclamo o le altre forme di tutela disponibili.
Avvocato in Famiglia ETS: prima di rassegnarvi, fate verificare la vostra posizione
La nostra Associazione si occupa della tutela delle famiglie nei rapporti con banche, finanziarie e società di recupero crediti.
Possiamo accompagnare gli associati nell’esame della documentazione, nell’individuazione di eventuali anomalie e nella valutazione delle iniziative più appropriate, anche con il supporto di professionisti del settore.
Non promettiamo cancellazioni automatiche o risultati impossibili. Offriamo orientamento e assistenza per comprendere se i vostri diritti siano stati rispettati.
Se non riuscite a trovare un avvocato specializzato oppure i costi risultano difficilmente sostenibili, potete rivolgervi alla nostra Associazione.
Prima di accettare una segnalazione come inevitabile, verificate. Conoscere i propri diritti è il primo passo per difenderli.
Associazione Avvocato in Famiglia ETS
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