LA CONSULENZA LEGALE ESEGUITA PER TEMPO
EVITA LE CAUSE E PERMETTE DI RISPARMIARE
Uno dei maggiori errori che ci si presenta in associazione è quello del tardivo intervento. Troppo spesso dobbiamo intervenire a fronte di pignoramenti consolidati, decreti ingiuntivi oramai scaduti e persino case già perse all’asta.
Ci siamo allora chiesti come mai ci si rivolge al dentista al primo mal di denti o al meccanico al primo rumore sospetto del motore delle nostra auto? Come mai si riconosce un valore aggiunto ad alcune professioni mentre il parere legale è così bistrattato? Molta autocritica devono farla alcuni avvocati, certamente poco Etici e poco Onesti ma anche meccanici e dentisti poco Onesti ci sono. Come mai allora ?
La risposta è arrivata dopo aver ” navigato ” in rete ed aver compreso che il reale ostacolo è il denaro. Sempre Lui, che de facto ha reso il diritto un piacere solo per Ricchi. Vero che nel caso dell’associazione la consulenza è sempre gratuita ed illimitata ma non tutti sanno di questa opportunità e quindi abbiamo effettuato una ricerca Nazionale per capire meglio.
ECCO COSA ALLONTANA LE FAMIGLIE DAL DIRITTO
Ci troviamo in un’era in cui si può contattare un avvocato facilmente sia presso il suo studio che tramite internet ma le prestazioni professionali si presumono sempre erogate a titolo oneroso. Questo è l’indicazione del Consiglio Nazionale Forense. Quindi la mera consulenza al telefono o nello studio è sempre a titolo oneroso. In altri termini, in assenza di un patto contrario, il professionista che svolge un’attività in favore di un cliente – verbale o scritta che sia tale attività – va pagato. E non importa se la si vuol chiamare “consulenza”, “consiglio”, “suggerimento” o “parere legale”; non importa neanche se il mezzo di contatto utilizzato sia stata una email, una chat o una telefonata: il semplice fatto di aver ricevuto una prestazione implica il pagamento della parcella.
MA QUANTO COSTA UN PARERE LEGALE? E’ FORSE L’ELEVATO
COSTO DEI PROFESSIONISTI A SPINGERE AL FAI DA TE ?
Certo che se una persona chiede un parere a un avvocato deve pagarlo. Su questo non ci piove e i Tribunali sono pieni di decreti ingiuntivi per saldare le parcelle. Lo ha chiarito ripetutamente la giurisprudenza, ivi compresa la stessa Cassazione ( Cass. sent. n. 1792/17 del 24.01.17) Il pagamento va effettuato anche se il consiglio viene chiesto e poi fornito tramite email, sms, chat WhatsApp, messaggio su un social network, telefonata fatta allo studio o sul numero privato del cellulare.
La giurisprudenza della Suprema Corte ( Trib. Genova del 24.11.2016), infatti, ha ammesso in passato il credito provato dallo scambio di numero sms tra l’assistito e il proprio avvocato; da tanto, si evince la possibilità di fare lo stesso anche per i messaggi WhatsApp.È del tutto ininfluente il fatto che le parti non abbiano prima concordato un preventivo. Seppure l’avvocato – come ogni altro professionista – abbia l’obbligo di fornire, al momento del conferimento dell’incarico un preventivo scritto, la violazione di tale adempimento non fa perdere il diritto alla parcella, ma fa sì solo che l’ammontare della stessa sia determinato dal giudice. Ed è certo poco conveniente andare in causa sapendo già di perderla.
Quindi, se una persona invia un’email o un messaggio a un avvocato e questi risponde senza prima aver chiarito quale sarà l’ammontare del suo corrispettivo, la prima dovrà pagare il secondo per l’attività svolta, a prescindere dalla complessità dell’incarico e dal tempo richiesto per adempiervi.
ECCO DOVE ARRIVA LA PAURA DI CHIEDERE
UN CONSIGLIO PREVENTIVO
Ma mediamente quanto costa avere un parere legale da un avvocato è stato facile comprenderlo. Ricordando che il decreto Bersani ha modificato le regole d’ingaggio, un avvocato è libero di chiedere al proprio cliente qualsiasi cifra ritenga congrua sia per un’attività giudiziale (la causa in tribunale) che stragiudiziale (un contratto, una lettera di diffida, una transazione, un parere, una conciliazione, etc.). La congruità della parcella viene definita sulla base di una serie di variabili come: il tempo speso, la complessità della questione e il vantaggio che il cliente ne ha ricavato.
La media Nazionale riscontrata per i pareri legali o consulenze che dir si voglia, prevede un compenso di circa 115,50 euro. Ci sono minimi per consulenze on line pari ad euro 24,00 ma anche un massimo di 500 euro, oltre Iva (al 22%) e Cassa forense (al 4%).
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