«Eco-murales tra arte e scienza»

Intervista all’artista e scienziata Amanda Phingbodhipakkiya, autrice di un murale dipinto a New York con una speciale vernice che assorbe lo smog. «Il mio messaggio è per fermare l’odio contro gli asiatici americani»

Nel mese di giugno è stata inaugurata nell’Holland tunnel di Jersey City, la direttrice che collega il New Jersey con New York, una gigantesca e coloratissima opera muraria. Stand with us è stato realizzato dall’artista Amanda Phingbodhipakkiya con una speciale vernice in grado di assorbire le emissioni che ogni giorno vengono prodotte dalle migliaia di auto che attraversano il tunnel. Si tratta quindi della più grande istallazione mangia smog mai realizzata. Ma non solo. La rappresentazione dei volti di tre donne di etnia asiatica, americana e isolana del Pacifico è nata in risposta all’ondata di violenza anti-asiatica che ha attraversato il paese nell’ultimo anno: un fenomeno che ha spinto anche gli atleti di origine asiatica che rappresentano gli Usa alle olimpiadi di Tokyo a condividere pubblicamente la loro personale esperienza di razzismo. Amanda Phingbodhipakkiya, nata ad Atlanta da genitori tahilandesi e indonesiani, è un artista impegnata sul fronte della denuncia di questa forma d’odio, come sul fronte del dialogo fra scienza ed espressione artistica, di cui lei stessa, una neuroscienziata che si dedica all’arte, è espressione. Con il ciclo Findings, sta ora celebrando le donne nella scienza.

Che tipo di messaggio vuole dare alle persone che guardano «Stand with US»?

L’organizzazione Stop AAPI Hate – fermare l’odio contro asiatici americani e gli isolani del Pacifico – ha ricevuto 6.603 segnalazioni di incidenti di odio anti-asiatici tra marzo 2020 e marzo 2021, di cui circa la metà è arrivata nel solo marzo 2021, lo stesso mese delle sparatorie alle terme nell’area di Atlanta, che hanno ucciso otto persone, tra cui sei donne di origine asiatica. Stand With Us è un rimprovero all’ondata di molestie e violenze anti-asiatiche della nazione. Trasforma il nostro dolore in immagini che vogliono essere edificanti e galvanizzanti. Credo che l’arte abbia la capacità di lenire il dolore, amplificare la gioia e invitare all’azione. Stand With Us serve a ricordare che siamo visibili, abbiamo una voce e degli alleati accanto a noi.

Come mai dallo studio sull’Alzheimer lei è passata all’espressione artistica?

Sono sempre stata appassionata sia di scienza che di arte e sono stata fortunata ad avere genitori che l’hanno capito e mi hanno incoraggiato a coltivare entrambi gli interessi. Per me arte e scienza sono semplicemente diverse sfaccettature della creatività. Ognuno di questi campi è un processo interattivo che richiede concentrazione, intraprendenza e perseveranza. Quella scintilla di intuizione che ho sentito facendo ricerca in un laboratorio di oncologia o neuroscienza è la stessa che provo quando lavoro a una installazione.

La scienza dialoga con l’arte quando si esprime? E in che modo?

Il mio lavoro è intriso di scienza e arte in parti uguali perché penso che la vita sia un grande esperimento e, se siamo fortunati, possiamo lasciare che la nostra curiosità ci guidi in direzioni creative inaspettate. La mia pratica si focalizza inoltre sul senso di appartenenza, in quanto è fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale. La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che la sensazione di appartenere a qualcosa può spingere il cervello a rilasciare dopamina e ossitocina, neurotrasmettitori noti per mitigare l’infiammazione nel corpo. E quando siamo vittime di bullismo o sperimentiamo il rifiuto sociale, il cervello risponde come se provassimo dolore fisico.

Come si è avvicinata alla «tecnica murale verde»?

Con la scienza, quello che può fare è incredibile. L’opera Stand With Us è realizzata con Airlite, una vernice che cattura l’anidride carbonica. Una sezione di muro da 10.000 mq cattura le emissioni equivalenti a 80-160 auto al giorno. Mi entusiasma il fatto che la scienza ci abbia permesso non solo di creare un murale potente nella sua bellezza e nel suo messaggio, ma anche nella sua funzionalità

Rileva l’esistenza di un divario tra scienza e società? In che cosa il rapporto tra scienza e società deve migliorare soprattutto ora dopo la pandemia?

Sfortunatamente, c’è stata a lungo la sfiducia della società nei confronti della scienza e degli scienziati. Pensate a quante volte nei film il cattivo è lo scienziato. Le persone tendono anche a tenere la scienza a distanza, a non avvicinarsi, forse perché non gli è stata presentata in un modo che permette di comprendere, di vedere le connessioni con il resto della realtà e il suo lato anche divertente. E naturalmente, soprattutto di recente, anche la vasta proliferazione di disinformazione sui social media non ha aiutato le cose. Per colmare queste lacune, dobbiamo andare a cercare le persone. Dobbiamo invitare la gente a sperimentare e partecipare alla meraviglia e alla bellezza della scienza, in modo che possano vedere che non è una cosa aliena e nefasta, ma un modo creativo di comprendere noi stessi, le persone intorno a noi e il mondo in generale. Possiamo invitare le persone nel fantastico mondo della scienza con l’arte. L’arte è un modo così potente per evocare emozioni, animare la conversazione e rendere accessibili le idee. Direi che il tipo di arte più accessibile è l’arte pubblica. Non si trova dietro le pareti della galleria o nei musei. Ti capita semplicemente in natura, quando porti a spasso il cane, vai al lavoro, o giochi con i tuoi bambini.

Come catturare l’attenzione delle persone?

E’ difficile in un mondo così «rumoroso». Amo i murales perché spesso sono così grandi e vibranti che è impossibile ignorarli. Con il mio ultimo progetto, Findings, catturo le persone in cammino verso la loro giornata. Si tratta di una serie di 10 grandi eco-murales che stanno apparendo in diversi luoghi degli Stati Uniti: dopo New York, Washington, Silicon Walley, in luglio abbiamo inaugurato Oakland, in agosto Denver, e altri ancora nei mesi successivi. Ogni pezzo mette in evidenza il contributo delle donne nella scienza, portando le loro idee alla luce attraverso immagini audaci, vibranti e incentrate su di loro. In Findings esploro insieme alle donne temi come la materia oscura, i cambiamenti climatici, la fisica quantistica, e descrivo le donne come le vedo nel mondo: sono il tessuto connettivo della società, tengono insieme le cose, sono vitali, luminose e sfruttano il loro potere per costruire il nostro futuro condiviso.

 

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